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Inside Jamaica

Inside Jamaica

Posted by massimiliano plos Mag 25, 2016

E’ un viaggio impegnativo. Se conoscete i testi delle canzoni di Bob Marley posso senz’altro dire che sono partito canticchiando “Jamming” e sono tornato avendo in mente “No womam no cry” e “I shot the sheriff”. Ma partiamo dall’inizio.

Mi sono sentito molto furbo quando ho deciso di compiere il viaggio all’insegna del risparmio con scalo a Madrid e poi a Miami. Non lo consiglio. Tra fusi orari e attese è massacrante e noioso. Poi arrivati a Miami c’è la vocina dentro te che suggerisce.. “ora che sei qui, intanto che attendi il volo, fai un blitz sul lungomare e fai colazione”. Ed una vocina che evidentemente appartiene a qualche riccone perché lo scherzetto ti costa una considerevole cifra e ti ripaga di pochissimo.

Ed è cosi che mi sono imbarcato nel tardo pomeriggio e, dopo un sorvolo a bassa quota su isole caraibiche dalla bellezza ineguagliabile, sono arrivato all’aereoporto di Montego Bay che era buio. L’impatto iniziale è il clima. E’ perfetto. Cosi incoraggiato, mi sono dato da fare per cercare un posto dove dormire. Non volevo rimanere a Montego perché troppo turistica e dopo un breve soggiorno sulle bellissime spiagge intendevo inoltrarmi un pochino all’interno dell’isola. Sono stato portato in un Motel di stile americano da un tassista privato, scelto tra i tanti perché aveva un rassicurante enorme crocifisso appeso allo specchietto retrovisore. Lo racconto perché, dopo le pacche sulle spalle all’insegna del “finalmente siamo arrivati” e la piacevolezza del clima, il pensiero và immediatamente alla sicurezza personale. Il problema lo respiri immediatamente se non sei avvolto dalla protezione di un tour operator. Al Motel un anziano e claudicante portiere notturno mi rassicurò che avrebbe vegliato sulla sicurezza. Avevo con me contanti, documenti, tickets.. e una euforica inquietudine. Però venne la mattina e finalmente ci imbarcammo su una comoda auto con autista con rotta verso est, lungo la costa settentrionale dell’isola. Il percorso fu memorabile.

Il paesaggio è fortemente collinare e non si avvertono i tratti tipici jamaicani se non fosse per le molte persone che sventolano e cercano di venderti erba da fumare. Sulle strade le macchine (con a guida a destra) non corrono ed pieno di vecchie carrette che rallentano la viabilità. Questo è un bene perché i sorpassi e le curve vengono affrontate con una certa fatalità. Abbiamo alloggiato su un resort sulla spiaggia e allora realizzi meglio di essere ai Caraibi. L’appuntamento principale della giornata è il tramonto che vede tutti schierati lungo la spiaggia. E’ unico. Ci sono tutte le tonalità dal giallo al rosso ed è cosi ogni giorno. Naturalmente l’uso assiduo di marjuana da parte di quasi tutti i turisti fa si che durante lo spettacolo ci sia spesso qualcuno eccessivamente “distratto” o che dia di stomaco.. ma è la Jamaica.

Alla sera ho l’esigenza di uscire ma è possibile e utile farlo solo lungo “corridoi turistici”. La gente del posto, gli unici che possono dare un “colore” ai luoghi, non li vedi se non i veste di camerieri, room cleaners, ecc. Una mattina, svegliato dagli autoparlanti con una canzone di Vasco Rossi, ho deciso di far lo zaino e rimettermi in cerca dell’anima di quell’isola. In una località qualche km all’interno abbiamo preso a nolo dei cavalli e, accompagnati da una guida, ci siamo fatti un lungo giro. I cavalli che abbiamo visto in giro, tutti di una magrezza impressionante, hanno una flemma che, scherzando, imputavamo al consumo di cannabis. Il giro mi ha mostrato uno dei volti dell’isola che viene accuratamente celato ai turisti. Siamo passati per diverse bidonville formate da vere e proprie baracche e discariche a cielo aperto che apparivano all’improvviso dopo un tratto di bosco o un prato. Non sono riuscito a vedere un villaggio o un paesino “normale”. Mi spiace di dover essere breve ed essenziale in questo mio scritto; vorrei descrivere meglio il tutto.

Abbiamo ripreso a viaggiare lungo la costa sempre con auto e guida locale e abbiamo finalmente incontrato le oasi del super lusso frequentate per lo più da turisti inglesi e americani. Le riconosci immediatamente ed a distanza perché sono circondate immancabilmente da un delizioso prato all’inglese dal verde brillante e dal campo di golf. Mi sono soffermato nei pressi di uno di questi posti ed ho notato che gli unici turisti che vedi sono quelli in arrivo o in partenza, con le loro valige. Non li vedi in giro, sembrano che rimangono li dentro come autoreclusi. Chi esce ed entra è il personale su cui spiccano le loro bianchissime divise.
Infine una breve visita a Kingston, la capitale dell’isola e.. del pericolo.
Io vorrei scrivere ora della popolazione e del pericolo.

Come in tutti i miei viaggi, il mio primo obiettivo è conoscere la gente del posto, cenare con loro, farmi invitare nelle loro case e ascoltare, ascoltare e ascoltare. Bè, in Jamaica scordatelo! La prima cosa che ti viene detta in confidenza è “tu sei bianco e io sono nero”. Sono sicuro che un uomo di colore con la maglietta di Malcom X può avere una migliore accoglienza in Alabama. Ho avuto sempre l’impressione che fossero in qualche modo arrabbiati, per principio.
Hanno sicuramente le loro ragioni che si abbinano con un carattere generalmente reattivo. A questo si aggiunge un evidente alto consumo di alcolici, una facilità alla rissa (ne sono stato testimone molte molte volte), una presenza della polizia appena efficace solo nelle zone turistiche. E cosa vede un jamaicano? La sua baracca, le oasi del super lusso, delle improponibili signore oversize tedesche e americane in cerca dell’aitante prostituto locale, del flusso dei turisti “tutto compreso” che oltre a qualche mancia poco offre, ecc. Tutte cose che sono immediatamente e spudoratamente visibili a tutti. Che idea mi farei al suo posto? Che idea si fa una donna jamaicana?

Le comunità jamaicane all’estero, specie in USA, sono considerate tra le più ambiziose (Colin Power, è jamaicano). Anche il crimine organizzato jamaicano è noto, potente e temuto. Dove si impegnano in qualcosa, in genere riescono. Ma nella loro isola qualcosa non va, e loro lo imputano, generalmente parlando, alla corruzione di importazione e di matrice bianca. Ho fatto molto bene ad andarci ed ho fatto bene a non ritornarci.

 

Jamaica Sunset

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