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Malesia, la prima tappa

Malesia, la prima tappa

Posted by Francesca Ascoli Lug 19, 2016

La maggior parte dei giovani che sogna il proprio viaggio di nozze lo sogna in America. Io ed il mio futuro (ormai attuale) marito, invece, sognavamo un viaggio particolare. Uno di quei viaggi che ti cambiano dentro, perché ti mostrano realtà completamente diverse da quelle in cui vivi. Così la nostra scelta è ricaduta nella lontana Asia. Alla ricerca di Mowgli, Baghera e Balu. Esattamente Singapore, Cambogia e Malesia. In questa prima parte di racconto vi parlerò della Malesia.

Dopo l’arrivo a Singapore ed una notte di riposo dal lungo viaggio (circa 15 ore) la nostra prima tappa è stata Kuching: capoluogo dello stato federale del Sarawak nel Borneo malese, anche chiamata la città dei gatti! Sono infatti presenti molte statue dei simpatici felini per tutte le strade ed hanno anche un museo dedicatogli. La nostra visita per le sue strade è stata breve. Le attrattive non sono molte, ma si può ammirare il caratteristico mercato di spezie e cibo dagli odori molto particolari e pungenti, ma che rappresentano pienamente l’anima della cittadina.

Il giorno seguente siamo pronti per addentrarci nel profondo Borneo esattamente in un albergo nel cuore della foresta. Nel tragitto abbiamo effettuato due tappe la prima alla riserva degli Orang Utan di Semmongh. Ci siamo avventurati a piedi (insieme alla nostra guida) tra gli alberi altissimi e la vegetazione fittissima, uno spettacolo della natura. Si potevano ammirare centinaia di tipi di farfalle, piccoli rettili ed uccelli. Arrivati alla postazione di avvistamento, una guardia forestale ha emesso il classico richiamo per attirare le splendide scimmie; ma purtroppo dopo vari tentativi e un’ora di attesa gli animali non si sono presentati (all’interno del parco sono liberi per fortuna!) e noi siamo tornati lungo la strada un po’ rammaricati.

La seconda tappa è stata una piantagione di pepe. I contadini ci hanno mostrato le piantine, spiegato come funziona il processo di produzione dei granelli e le differenze fra il pepe nero, rosso e verde. In ultimo ci siamo fermati al villaggio di Lachau, per acquistare qualche regalo per gli Iban la popolazione indigena che avremmo visitato nei giorni seguenti.

Per arrivare al resort abbiamo attraversato il bacino idrico artificiale del Batang Ai. Lo scenario era molto suggestivo: un’intera distesa d’acqua calma, con alcuni tronchi che spuntavano dalla superficie del lago, mentre sulle sponde si potevano ammirare le caratteristiche longhouse. Arrivati in albergo un senso di pace e tranquillità ci ha investito. La struttura, completamente in legno, si confonde con la natura, ma la cosa che più ci ha colpito è il silenzio che la circonda. Un silenzio emozionante. Il silenzio, quello vero. Quello dove non hai nulla intorno, ma ti basta. Il girono dopo, a bordo della caratteristica “perahu panjang” (barca lunga) siamo andati a far visita agli Iban, popolazione indigena del Sarawak ed ex cacciatori di teste. Ci hanno accolto con molto entusiasmo (anche se si capiva che le loro azioni sono “programmate” ormai) e dopo averci dato il benvenuto con una danza locale a cui abbiamo partecipato e ad un “cicchetto” di the alcolico, la nostra esperienza con loro si è conclusa con un pranzo locale. Le pietanze erano buonissime: abbiamo mangiato i classici noodles col pollo, verdure della foresta e piccole banane. Ma io non potevo concludere il pranzo senza aver assaggiato il succo della noce di cocco fresca! e così un ragazzo del posto si è arrampicato su una palma e mi ha dato la possibilità di mangiare il succo freschissimo! Ci concediamo dagli Iban lasciando loro i pensieri acquistati in precedenza.

Lasciamo il Borneo per visitare la capitale della Malesia, Kuala Lumpur.
La città è immensa, molto caotica, piena di grandi centri commerciali. Famose sono le torri gemelle Petronas. Due grattacieli altissimi da cui si può ammirare la città. Ma la vista migliore, a mio parere, si ha dalla Menara Tower: un’edificio alto 421 metri che domina lo skyline di Kuala Lumpur e dove si può cenare mentre la sala gira a 360° gradi per mostrarti la metropoli nella sua interezza. Dopo aver visitato la zona cinese e indiana abbiamo lasciato la città per volare in Cambogia, ma questo è un altro racconto. Finita la splendida visita ad Angor Wat siamo tornati in Malesia, ma stavolta niente lunghe camminate ed esplorazioni ma solo relax! Voliamo così nell’isola di Redang, conosciuta come Pulau Redang in lingua malay: una delle più grandi isole al largo della costa orientale della Malesia peninsulare e che fa parte di un’arcipelago di nove isole che formano un parco marino nello stato del Terengganu. Il posto è paradisiaco: spiaggia bianchissima, mare cristallino, pesci coloratissimi, tartarughe marine. Il villaggio è di quelli da film con bungalow, palme, 2 ristoranti….e non poteva mancare una spa! Arriviamo in stanza ( o meglio casa, visto che si parla di circa 70mq!) e abbiamo subito una splendida sorpresa: ci hanno fatto l’upgrade della camera.. abbiamo la jacuzzi davanti ad una finestra vetrata da cui si può ammirare il mare. Bellissimo. La nostra settimana a Redang è trascorsa meravigliosamente tra relax in spiaggia, escursioni nelle baie circostanti, snorkeling, cocktail al tramonto e cene romantiche. Beh non credete a chi vi dice “ma poi ti annoi dopo qualche giorno”, no non ci si annoia, mai. Se avessimo potuto passarci altri 10 giorni lo avremmo fatto… ma la vita vera, a Roma, ci aspettava. Una vita insieme…iniziata nel migliore dei modi in questo angolo di mondo.

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