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Myanmar, sulle tracce del Buddha

Myanmar, sulle tracce del Buddha

Posted by Alessio Cinquini Giu 8, 2016

La Birmania, o Burma, o Myanmar, è un luogo affascinante, mistico e tutto da scoprire.
Ricco di contrasti forti, dove il vecchio e il nuovo si uniscono in un connubio particolare, tra spiritualità e globalizzazione, con un piede nel passato ed uno nel futuro.
Troverete piccole baracche con belle macchine parcheggiate fuori, monaci che fumano sigarette o che assistono in tribuna a partite di calcio locali, templi dorati con qualche povero malato all’entrata che prova ad elemosinare pochi spiccioli.
I colori sono tanti e sempre accesi: dalle tonalità di arancione\rosa dei tramonti opacizzati dai fumi che si elevano dal terreno, ai bordeaux intensi delle tonache dei monaci, ai vivaci
colori dei mercati e dei Longi (tipiche gonne\sottane utilizzate dai locali).
In sottofondo sentirete sempre qualche incomprensibile preghiera buddista uscire da radioline d’epoca (sembra una vera e propria lamentela, ma dopo un po’ ci si abitua) e non ci sarà un minuto senza un clacson che suona ripetutamente (il codice della strada è decisamente diverso dal nostro).
Ma la cosa che più mi ha colpito di questo paese è la gente!!
Tornato a casa mi sono reso conto di quanto mi mancavano quei sorrisi timidi e quei modi aggraziati di fare, che non erano studiati appositamente per i turisti, ma che provenivano da una sincera stima e curiosità reciproca e da un’educazione innata (o inculcata tramite il servizio obbligatorio da monaco di una settimana) che era tipica dei locali, anche tra loro stessi: sorrisi ovunque, “chei su pa” (grazie) come suffisso di ogni frase, disponibilità e serenità distinguevano questa minuta popolazione rispetto ad altre che ho avuto modo di conoscere.
Inizialmente stavo sempre allerta nel sorvegliare lo zaino e nel controllarmi mille volte le tasche (anche scadendo nella paranoia delle volte), ma dopo qualche giorno mi è parso chiaro quanto non ci fosse bisogno di tanto allarmismo (senza mai essere ingenui ovviamente). Una volta nel togliermi la felpa mi cascò l’ipod dalla tasca senza rendermene conto e, mentre andavo via per raggiungere il resto del gruppo, un giovane ragazzo mi fermò per avvertirmi di quanto successo consegnandomi l’ipod (con il quale avrebbe tranquillamente potuto farci una vera e propria fortuna!!). Da lì ho iniziato a fidarmi ciecamente di questo magnifico popolo.

Ho trascorso 17 giorni in viaggio, l’itinerario era il seguente: scalo a Bangkok di un giorno e una notte (decisamente troppo poco per farsi un’idea della città), il giorno seguente abbiamo ripreso l’aereo e siamo atterrati a Mandalay (un tempo capitale, ma è relativo in quanto l’hanno cambiata più volte nel corso della storia). Da lì abbiamo preso un pullman per addentrarci verso le montagne e le foreste più a nord, dove abbiamo trascorso qualche giorno a fare trekking alla scoperta di villaggi e luoghi decisamente meno turistici.
Finiti i giorni di trekking siamo tornati a Mandalay dove abbiamo trascorso uno dei capodanni più stravaganti di sempre. Il giorno seguente siamo partiti alla volta di Amarapura e Bagan (il sito più bello del viaggio). Ci siamo quindi diretti verso il Lago Inle tramite un aereo interno (dovevamo prenderlo per le 9:30 del mattino, siamo arrivati al Lago Inle alle 9: mezz’ora prima di quando saremmo dovuti partire!!), trascorsi 3 giorni lì siamo partiti verso Yangon (altra vecchia capitale). Abbiamo omesso la famosa Golden Rock per dare più spazio a siti ricercati (d’altronde se vai a Roma non vedere il Colosseo è un peccato, ma perdersi il fascino di Trastevere di notte è peggio!!). Visitato l’ennesimo tempio e l’ennesimo Buddha sdraiato (i più grandi e famosi della Birmania) ci siamo concessi l’ultima serata alcolica per partire il giorno seguente verso casa, zaino in spalla e bellissimi ricordi.

Capodanno a Mandalay:

Parte del gruppo, scoraggiati dalla sveglia mattutina del giorno seguente e dall’intensa giornata che ci aspettava, hanno aspettato la mezzanotte per brindare insieme e andare a coricarsi. Io e l’amico con cui sono partito ci siamo fermamente opposti a tale decisione: era capodanno e stavamo in Birmania.
Non sapevamo bene cosa ci avrebbe aspettato in quanto tanti dicevano che essendo un paese fortemente buddista il capodanno non era una festa molto considerata, si sbagliavano! Anche se inizialmente avevamo avuto qualche dubbio (dato che alcuni locali avevano iniziato a farci gli auguri di capodanno già dal 29) non ci siamo persi d’animo e contrattato un passaggio a pochi Kyat siamo arrivati ai piedi delle mura del grande palazzo reale (un imponente quadrato posto al centro della città il cui lato misura oltre 2 km). Sapevamo di un hotel a cinque stelle che avrebbe tenuto una festa (presumibilmente per turisti), ma a l’una di notte era già tutto finito.
Guardandoci intorno abbiamo notato che dall’altro lato della strada, sparsi un po’ ovunque, centinaia di persone sostavano sul marciapiede e in mezzo all’asfalto, cantando, bevendo e battendo il cinque ai passanti in motorino sotto l’incessante grido di “mingalabar! (ciao) happy new year!”. Non avendo molte alternative e mossi da grande curiosità, ci siamo uniti al coro e, un po’ alticci dai vari brindisi fatti in precedenza col resto del gruppo, ci siamo subito adeguati battendo il cinque a chiunque passasse rapido in motorino per la strada affollata.
Non ci è voluto molto per dare nell’occhio: eravamo gli unici stranieri a spasso.
Dopo circa 200 metri di batti cinque e sorrisi vari, una ragazza incuriosita e intrepida si è avvicinata per conoscerci meglio: parlava un ottimo inglese ed è stata la guida della serata.
Saltellando da un gruppo all’altro ci siamo riscontrati in una serie di personaggi e situazioni a dir poco uniche nel genere.
Una su tutte vorrei ricordare una banda di ragazzi che suonavano “strumenti” davvero rudimentali composti per lo più di legno e metallo(pentole, cucchiai e tutto ciò che potesse far rumore). Si cantava e si ballava in maniera decisamente particolare finché dal nulla spuntarono un gruppo di una decina di ragazzi mal intenzionati che impugnavano bastoni, irrompendo bruscamente e interrompendo momentaneamente la festa. Dispersero la strampalata banda a suon di mazzate, tanto che uno di questi venne a ripararsi dietro di noi (in quanto turisti se avevano un minimo di buon senso non sarebbero venuti a fracassarlo di bastonate davanti a noi). Il motivo di tutto questo? Non lo so con certezza onestamente, ma una mia idea me la sono fatta: il male esiste ovunque ed è di qualsiasi colore o razza (in alcuni luoghi di più, in altri di meno). In ogni caso questo è stato l’unico episodio di violenza che mi è capitato di vedere.
Una volta assicurati che il ragazzo stava bene e che la situazione si era calmata, abbiamo proseguito il nostro cammino.
Dopo numerosi gruppi di persone che attaccavano bottone felici di vedere due stranieri, ci siamo resi conto dell’ora decisamente tarda (erano le 3:30 e la sveglia alle 6:30) e di quanto lontano fosse il nostro ostello.
Ci ritrovammo così in 4 sul motorino di un amico della nostra guida improvvisata, rigorosamente senza casco, e nel giro di 10 minuti ci trovammo alle porte del nostro edificio. Saluti, foto ricordo e tutti a nanna pronti per il giorno seguente.

BAGAN:

Bagan è uno dei luoghi più mistici del nostro pianeta.
Se pensi di andare in Birmania devi ASSOLUTAMENTE passare a visitare questo sito.
E’ strutturato così: tre piccoli quartieri che formano un triangolo e una distesa infinita di stupa, templi e pagode nel mezzo. I tre quartieri comunicano con strade asfaltate, nel mezzo solo arbusti e strade non asfaltate (spesso molto sabbiose) uniscono i diversi siti.
Ci spostavamo tramite motorini elettrici in dotazione dal nostro hotel (al prezzo di un euro e mezzo circa per giorno), velocità massima 60km\h, con una buona autonomia (anche se qualcuno è rimasto a secco di energia verso il ritorno e abbiamo dovuto trainarlo).
Osservare il sole sorgere tra la nebbia e i fumi mattutini, con grandi mongolfiere che colorano il cielo mentre prendono le sfumature del rosso acceso, circondati da pagode millenarie e solenni, è qualcosa che è difficile da descrivere: va vissuto!
Non sono un tipo religioso, ma in quel momento la mia spiritualità è stata toccata.
Ho imparato qualcosa lì, mi sono alleggerito di qualche peso.
Se riesci a trovare uno spazietto comodo tra la massa di turisti e ti estranei con della buona musica in cuffia, scenderai da quel tempio più ricco di quando ci sei salito.
I problemi che ti porti da casa, alle cinque e mezza del mattino a Bagan diventano effimeri e futili. Tutto si ferma mentre un nuovo giorno appare. Sembra quasi che ogni notte madre natura metta in ordine le bellezze di Bagan per farti apprezzare uno spettacolo che non ha paragoni, ad ogni alba e ad ogni tramonto.
Tutto è rosa, poi rosso, poi arancione e una volta che il sole ha fatto capolino in cielo e le mongolfiere si sono ritirate, il marrone terracotta dei templi, il verde degli alberi e il celeste limpido del cielo sono i colori predominanti dell’intera giornata.
Ho avuto la fortuna di poter visitare liberamente ogni tipo di pagoda e tempio (so che da marzo 2016 i templi visibili sono diminuiti drasticamente di numero) e una delle cose più belle dei tre giorni trascorsi lì è stata proprio quella libertà di prendere il motorino elettrico e buttarsi in mezzo alla natura alla scoperta dei vari stupa sempre uguali ma sempre emozionanti, orientandosi con le prominenti cime dei templi circostanti.
Ci ho lasciato un pezzettino di cuore là a Bagan e se doveste ritrovarlo lasciatelo lì dov’è, grazie.

Ps. I villaggi che si trovano nella zona sono più che altro una rappresentazione di come si svolgeva la vita nei tempi addietro. Sono paragonabili a presepi viventi dove i lavori vengono svolti per lo più come atti dimostrativi per i turisti. E’ possibile comprare tessuti e ciotole di vario genere, consiglio di farlo lì dove i prezzi per turisti sono ancora vicini a quelli locali.. più scenderete a sud più i prezzi saliranno.

LAGO INLE:

Il Lago Inle è una sorta di fiume dai grandi argini dove antiche popolazioni di pescatori vivevano su palafitte usando la pesca come unico sostentamento.
Attualmente la situazione è un po’ cambiata: le grandi quantità di benzina e inquinamento rilasciati nel lago dalle spole di barche per turisti hanno ucciso la maggior parte dei pesci del lago.
Ora si vive di turismo e i vecchi pescatori ti attendono al “varco” per farsi fotografare nella loro antica nobile arte: pescare su un piede solo, in bilico sulla cima della zattera, con un piede che tiene il timone e le mani che lavorano la grossa rete a cupola. Da fare invidia ai migliori equilibristi.
Ci sono una serie di gite fisse che si possono prenotare, che durano da qualche ora, fino all’intera giornata. Consiglio di consultarvi con il personale della reception dell’hotel dove pernotterete concordandovi con loro su le possibili gite e prezzi annessi, in quanto per la cittadina in più persone proveranno a convincervi con le loro offerte opinabili.
Una volta a settimana, sul lago, vi è un mercato dove si possono trovare i tipici prodotti del paese: Longi e tessuti, tazze in legno di bambù dai mille colori, cibi di ogni tipo (tra i più strani mai visti), campane e gong di varie dimensioni, coltelli, statuine del buddha ecc. . Se non contratti potrebbero offendersi. Sfoggiate la vostra arte da compravendita, personalmente sono riuscito a guadagnare molto.
Inoltre da segnalare vi è una casetta di rollatori di sigari (normali, alla banana e all’anice), una scatola di 15 sigari costa circa 5 euro; se chiederete alla vostra guida vi ci saprà portare.
Se volete visitare qualche villaggio lontano dai turisti dovrete arrivare nella sponda opposta a quella dove si alloggia, spendendo circa 3 ore ininterrotte di viaggio.
Consiglio di portarvi o fornirvi di tappi per orecchie in quanto il rumore del motore è decisamente forte e fastidioso e vi accompagnerà per l’intera giornata.

KAKKU: C’è un sito nei dintorni del lago (a circa un’ora e mezza di pullman dalla zona di alloggio) che prende il nome di Kakku. Questo sito, poco conosciuto e poco visitato, è stata un’altra parentesi di alienazione e forte spiritualità. E’ composto da centinaia di stupa vicini e compatti dedicati alle famiglie degli operai che hanno contribuito alla realizzazione dei due templi posti al centro del sito.
Non so cosa significhi Kakku in realtà, ma per me vuol dire pace dei sensi.
Passeggiare soli tra questi stupa che formano piccoli labirinti interni, sotto al suono limpido delle migliaia di campanelle che tintinnano incessanti accarezzate dal vento, ti fa apprezzare a pieno la scelta del viaggio intrapreso.
Inoltre il sito e la zona sono molto interessanti dal punto di vista storico in quanto sede di indipendenze e lotte locali, ma se siete curiosi di approfondire scoprirete di più in loco.

RIFLESSIONI GENERALI:

La spiritualità la avverti in ogni luogo. Alcune volte forse è anche eccessiva.
Ho capito che il Buddismo che conosciamo e l’idea generale che abbiamo dei monaci è fuorviante e lontana da ciò che è nei paesi fortemente buddisti. Il buddismo che arriva a noi è su nostra misura, in pacchetto occidentale, che aiuta il singolo nelle sfide quotidiane ma che manca di tutta quella rigidità e disciplina caratteristiche di tale religione.
Mentre noi avevamo il servizio militare, loro hanno il servizio da monaco: per una settimana nella vita (in altri paesi anche un mese) devi prestare servizio in un tempio e vivere da monaco in tutto e per tutto.
Testa rasata, tunica, conoscenza delle scritture, sveglia presto, ora della scuola, ora della preghiera, ora dell’elemosina, ora del pranzo (si può mangiare fino alle 12\13, dopo di che se ne riparla il giorno seguente) sono solo alcune delle mansioni scritte su una tabella all’interno del monastero, scandite da tempistiche incontestabili.

Abbiamo avuto l’onore e la fortuna di mangiare insieme a dei monaci un giorno ed è stato molto formativo e particolare. Tutto viene attuato sotto riti ben precisi, sempre uguali e con forti significati dietro, parlando rigorosamente a bassissima voce. Tutto sommato non è molto lontana dalla realtà del servizio militare, se non fosse che uno è volto alla guerra e l’altro alla pace interiore.

Il Myanmar è un paese che sta facendo passi da gigante, si sta sviluppando a vista d’occhio e da poco ha aperto le porte al turismo di massa. Devo dire mio malgrado che questa reclusione al turismo ha innescato una sorta di effetto “black friday”, creando una corsa al posto migliore in molti dei siti principali, sgomitando tra folle di cinesi, lottando per l’esclusività di un sito piuttosto che di un altro, rompendo un pò quella magia e misticità caratteristiche del paese. Ma, si sa, siamo come tante formichine e come tali ci muoviamo in massa tra un sito imperdibile e un tempio da visitare assolutamente. Affidatevi ai consigli delle guide circa i posti, ristoranti e quant’altro, ma giusto per farvi un’idea generale, per il resto valutate e mediate sempre tra il turismo di massa e l’avanscoperta: spesso rimarrete stupidi e contenti della scelta fatta!! (la disponibilità di questa popolazione permette di andare fuori dagli schemi senza correre troppi rischi).
Una piccola dritta: più a nord vai, meno turismo trovi!!
Ci sono villaggi sperduti nel nord del paese dove bambini e adolescenti non hanno ancora mai visto uno straniero, vivono in capanne di legno, mangiano quello che coltivano e ovviamente dedicano molto tempo alla spiritualità e alla preghiera.

CONSIGLI UTILI e CURIOSITA’:

La profilassi antimalarica è consigliata: nelle città il rischio è molto basso ma se si vogliono affrontare trekking assicuratevi di partire con un buono spray anti zanzare.

La moneta locale è il Kyat. 1 euro —> 1,300 kyat (circa)

Per i brevi spostamenti non sempre è necessario spendere in taxi (camioncini con panchine ai lati), non siate timidi a chiedere qualche passaggio ai passanti: spesso rimarrete piacevolmente stupidi dalla loro disponibilità.

L’inglese non lo parlano in molti e spesso troverete solo incomprensibili scritte locali, comunque è risaputo che ai monaci non dispiace fare un pò di pratica di inglese con i vari turisti: chiedete e curiosate, risponderanno fin dove sapranno rispondere.

All’interno dei monasteri, se vedete gruppi di ragazzi esercitarsi nelle letture, non spaventatevi se inizieranno ad urlare: più vi avvicinate, più grideranno forte, questo per aumentare la concentrazione e non farsi distrarre dai vari scatti che verranno fatti inevitabilmente.

Per gli amanti della fotografia è un viaggio da non perdere: luoghi e volti davvero fotogenici sono all’ordine del giorno! Inoltre a differenza di altri paesi non sembrano avere problemi nel farsi immortalare, anzi, in alcune occasioni siamo stati noi ad essere stati fotografati!! (per quanto il turismo avanza, siamo ancora una novità)

Segnatevi questa parola: nenè. Significa coriandolo e ne fanno un uso smisurato (“rice chicken no nenè” era il mio piatto principale).
Per mangiare consiglio di fare passeggiate nelle varie viette e scegliere il ristorantino locale che più vi colpisce: si mangia bene e si spende davvero poco!! (primo piatto, qualche fritto locale, bibite per quindici, 7 euro. A testa?? NO, in totale!!).

Pensateci bene prima di far ridere un birmano: a causa dell’eccessivo uso di BETEL non è sempre piacevole vedere quei sorrisi rosso sangue dai denti corrosi e spaccati da questa particolare noce assuefacente. Pare sia illegale, ma vi assicuro che ne fanno uso tutti, compresi poliziotti e monaci.

Non smetterò mai di consigliare a chiunque fosse intenzionato di intraprendere questo viaggio, che la Birmania è uno dei paesi che più permette di curiosare e improvvisare, traendone grandi vantaggi: dai costi alla possibilità di scoprire luoghi più ricercati, lontano dai propri simili, estraniati nel nulla, circondati da belle persone sorridenti e pacate.

 

Bus in Myanmar

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