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New York, New York!

New York, New York!

Posted by massimiliano plos Mag 27, 2016

Se state per partire per New York preparatevi a qualcosa di speciale che rimarrà impresso per il resto della vita. Non è la “solita” città; si può andare a Parigi, Londra, Pietroburgo, Vienna e trovare un filo rosso che le collega tra loro, pur nel loro essere splendide e nelle loro particolari caratteristiche. Hanno costruzioni dei vari Secoli e una storia condivisa che in qualche modo le accomuna. Se visitate una metropoli in Oriente o in Africa forse sarete presi dall’osservare le diversità climatiche, culturali e antropologiche. Se visitate le altre città negli States vedrete i diversi modi di essere americani. Ma visitando New York si ha la sensazione di essere nell’esatto centro del mondo. E’ la metropoli cosmopolita per eccellenza e, a mio parere, uno dei “patrimoni dell’umanità” nella misura in cui la cultura americana è compenetrata in tutti noi occidentali.
In generale ci sono due modi molto diversi di visitare la città. Il primo è essere ospiti di qualcuno (e allora tutto dipende dal tipo di persona, dal suo stile di vita, dai suoi impegni e da come e quanto è inserita nella vita ‘newyorkese’); il secondo modo, quello che cercherò di narrare, è il partire muniti solo di biglietto a/r, dollari e pregiudizi.

L’ARRIVO

Nella mia prima visita, a circa un’ora dall’atterraggio, la hostess mi porto due schede con domande a cui rispondere “si o “no”. Mi ne rimase impressa una: “sei comunista?”. Mi fece una impressione brutta. La trovai puerile, futile e non degna di una grande democrazia. Risposi “no”, ma avrei voluto aggiungere “sono nazista e cannibale, quindi stai tranquillo”. Sapevo che dopo la Corea del Nord, uno dei Paesi in cui non conviene essere polemici sono gli States, cosi lasciai perdere.
All’arrivo al Kennedy, due enormi donne poliziotto di colore ci smistarono ai diversi cancelli con un gran urlare e modi da allevamento intensivo. Il fuso orario e le lunghe ore di volo mi avevano reso del tutto docile e segui tutta la prassi in buon ordine.
Ed eccomi finalmente fuori, all’aria aperta. Una aria che avverti subito come diversa e che ti fa realizzare di essere in un’altro continente.
Come primo viaggio avevo deciso di dotarmi di ogni comfort, anche perché non sapevo bene cosa aspettarmi e da buon provinciale ero preoccupato da quella criminalità cosi ben sbandierata nei films. Cosi avevo prenotato 14 notti al New York Hilton e quando dissi al tassista che quella era la mia meta notai che assunse una postura eretta e ritiro all’interno dell’auto il braccino che pendolava fuori dal finestrino. Sperava in una bella mancia? Non lo so, ma fu il primo indizio di quanto a New York conti l’immagine che si vuol dare e i dollari che essa sottintende.
Alla hall dello Hotel la receptionista mi voleva assegnare una camera all’ottavo piano, il che mi fece far ricorso alle ultime risorse di adrenalina e gli spigai in toni adeguati che a Roma abitavo al sesto piano e non ero venuto nella città dei grattacieli per stare all’ottavo. E’ cosi che guadagnai un 47° piano e questo, in una città dalle tre dimensioni in cui l’altezza è forse la più importante, si rilevò uno dei fattori più piacevoli del mio soggiorno. Una curiosità: c’erano diversi ascensori che servivano diverse serie di piani. Il mio saliva di quasi 3 piani al secondo..
Una mattina sono uscito dalla stanza e c’era un tipo che puliva i vetri dall’esterno.. mai avuta tanta apprensione.

Non si creda che i Newyorkesi siano generalmente scostanti o sgarbati per ‘natura’.
Bisogna considerare che essi non vivono di turismo e che la loro popolazione comprende praticamente tutte le etnie e nazionalità del mondo. Non sono quindi ‘affascinati’ o incuriositi nell’interagire con un turista ne vi scorgono una qualche utilità economica. Un turista per loro è generalmente qualcuno con un pessimo inglese a cui serve qualcosa; una informazione, un consiglio e un qualche minuto del loro prezioso tempo. Inoltre la gran parte dei turisti in visita a New York proviene dagli Stati del Sud e dal Midwest. Quindi per lo più hanno poca pazienza e se si fa loro una domanda è utile capire al volo la risposta; ciò vale anche per i camerieri, i tassisti, i commessi, ecc..
Mi sembra di aver capito che la loro filosofia al riguardo sia: “vuoi vedere gli States? Ok, ti capisco, è il posto più bello del mondo, vieni ma non rompere”.

ON THE ROAD – MANHATTAN

Quando si è in strada la prima sensazione è di essere dentro la televisione, di stare ad assistere ad un qualche telefilm. Le tipiche sirene della polizia in lontananza, il vapore che esce dai tombini, le auto, le file dei grattacieli.. Non mi sarei stupito se fossi stato avvicinato da Starsky e Hutch e mi avessero chiesto cosa ci facevo li.

Alla mia prima uscita in strada sono incappato nell’ora in cui gli impiegati hanno la loro pausa pranzo e affollano i marciapiedi. Se si considera che la loro stazza è notevolissima, che la loro altezza è di gran lunga superiore alla media mondiale (il che si traduce in una riduzione del proprio campo visivo ed una falcata che li rende piuttosto veloci) e che gli sguardi sono di persone che non intendono deviare di un centimetro la loro direttrice di marcia, camminare tra la loro diventa una specie di sport.
Io me la sono cavata addossandomi come un poster ad una parete di un edificio per qualche minuto per raccogliere la concentrazione necessaria ed accettare la sfida. Semplicemente non ero preparato; ma poi, se si prende la loro stessa velocità e ci si piazza sulla scia di qualcuno dalle dimensioni adeguate, si cammina che è una meraviglia. Imparata la lezione: nella Grande Mela generalmente non si passeggia, ma si cammina con attenzione.
Per i miei spostamenti ho abitualmente usufruito dei taxi. Ci si mette ai margini di un marciapiede, si tiene un braccio alzato e si attende, ma mai a lungo. Nel frattempo, se vuoi sentirti un newyorkese, puoi leggere un giornale o far finta di parlare al cellulare.

Per visitare sufficientemente la città hai bisogno di almeno 12 giorni e senza sprecare nemmeno un secondo. Ad esempio la sola visita al Museo di Storia Naturale (quello di “Una notte al Museo”) o camminare per tutta la lunghezza di Broadway e proseguire per la 7a Avenue prende quasi una giornata.
Non sto ad elencare tutto ciò che c’è da vedere. C’è moltissimo. Io mi sono ritrovato a passare casualmente nel luogo dove è stato ucciso Lennon, oppure davanti all’Apollo Theater (il tempio della musica nera, dove era di casa James Brown e molte altre star) oppure alla stazione dei bus con su scritte le varie destinazioni: Boston, Chicago, Philadelphia, Baltimore..
Anche qui una sensazione unica.. puoi prendere un bus e andare dove vuoi, in posti mitici o remoti; hai un continente a disposizione. Se siate stati nella Federazione Russa avrete avuto una percezione dello spazio simile, ma il vuoto tra un luogo ed un altro in Russia è paralizzante, è la stessa natura che ti limita. Non negli USA. E’ tutto subito ed agevolmente a disposizione.. soldi permettendo.

Per Manhattam vale la vecchia regola.. muoversi a piedi il più possibile.
Non mancate di entrare alla Borsa di Wall Street o di pranzare a Little Italy.
Le altre mete sono note: 5a Strada, Times Square, Union Square, Guggenheim Museum, ecc., ecc., ecc.
Si può agevolmente visitare Harlem a piedi. E’ nell’isola di Manhttan ad uno dei lati del Central Park ed è ormai incluso nei quartieri “in” della città. Ha perso le caratteristiche che l’avevano reso noto, ma vale la pena visitarlo.

LE TORRI GEMELLE.

Per chi le ha visitate o solo viste dal vivo, le Torri meritano un ricordo ed una riflessione. Erano i prime edifici che vedevi in lontananza quando ti avvicinavi a New York, erano un punto di riferimento per orientarti nella città, subito riconoscibili perché erano due, immense. Erano sempre presenti. Il rivedere la città senza quei due amici è qualcosa che ricorda un corpo mutilato; e lo crede un banale e occasionale turista come me. Penso quindi cosa può aver significato per un Newyorkese vedersele crollare, sparire. Già il carattere della popolazione americana è abbastanza reattivo di per se, e immagino cosa possa aver scatenato in loro. Per noi non è facilissimo da immaginare. Il Colosseo o la Torre Eiffel sono simboli senza tempo della città a cui appartengono, ma non sono cosi presenti nella vita cittadina come lo erano le Torri a New York.
Si poteva visitare una sola delle due torri; se eri ai loro piedi e alzavi lo sguardo ti sembravano impossibili. Si entrava in una hall che dava accesso agli ascensori diretti al 110o piano, senza scalo (all’Empire State Building devi cambiare ascensore per raggiungere la cima). Erano ampi come una stanza e c’era un display che indicava di quanto aumentava il tuo peso nella rapida salita. Da lassù, da sopra le nuvole quando era nuvoloso, vedevi tutto molto piccolo. Gli altri enormi grattacieli erano palazzetti.

NEW YORK BY NIGHT.

Diversamente dalle nostre città, in genere a New York non ci sono esercizi commerciali aperti lungo i marciapiedi. Fanno eccezione alcune Avenue e Times Square. I locali sono disseminati per la città e se non si ha un’amico che ti ci porta sono difficili da trovare. Inoltre molti dei pubs e dei ristoranti sono posti all’interno dei grattacieli o dei palazzi e non li scorgi. Ben visibili e da me accuratamente visitate sono state le Steak House, dove servono delle bistecche indimenticabili.
Times Square di notte è uno spettacolo. Non è molto grande ma ha una illuminazione da “Star Wars” dovuta agli enormi “televisori” pubblicitari. Inoltre i teatri nei dintorni hanno palinsesti con nomi di attori hollywoodiani da mozzare il fiato.
Dopo aver assistito a qualche stranezza non sempre di buon gusto e agli spettacoli di strada, la cosa che amavo fare era di salire su un taxi e fare su e giu per i diversi ponti dell’East River che da Manhattan portano ai Queens ed a Brooklin. Come si usa dire, di notte è tutto più bello.
Lo skyline è unico ed enorme. Per dare un’idea, il palazzo dell’ONU, che non è proprio piccolo, lo si scorge con molta fatica.

IL BRONX.

Per non dilungarmi oltremisura non racconto del Queens (enorme città nella città), di Brooklin o Jersey. Andrebbero però visitate.
Il Bronx qualche riga la merita.

Una mattina, durante una visita ai docks, ho fatto conoscenza con un tassista di colore, ex marines con una corporatura tale da poter soffiare la fidanzata a Mike Tyson e farla franca. Con lui concordammo di fare una visita al Bronx. Tutti la sconsigliano, polizia in testa. Lo stesso tassista ha dovuto chiedere ai suoi colleghi che strada fare per arrivarci.
Confidavamo nel fatto che era mattina presto e che una buona parte degli eventuali male-intezionati stesse dormendo.
Il quartiere è difficile da descrivere nel suo insieme. Ci sono palazzi e palazzine che si susseguono per centinaia di metri, fatiscenti, annerite e si direbbero abbandonate.
Ma non lo sono. Si vedono panni stesi e gente che entra ed esce da varie aperture.
Naturalmente ci sono costruzioni normali, ma l’atmosfera è davvero pesante.
Ad alcuni angoli delle strade c’erano dei piccoli assembramenti di persone che il mio “amico” tassista (mai sentito tanto “amico” come in quel frangente) mi ha detto essere dovuto alla presenza di un pusher.
Ho cercato di fare qualche foto ma il mio “amico” mi ha detto di smettere immediatamente e di rendermi il meno visibile possibile. La stessa presenza di un Taxi in quella zona era una anomalia. Quando siamo passati davanti al mitico distretto di polizia (mi sembra era il 47o, il famoso “Fort Apache”) gli agenti all’esterno ci hanno seguito con lo sguardo, incuriositi.
Ci siamo fermati ad un distributore per fare rifornimento; la cassiera, malgrado i suoi 150 anni, aveva un viso grintoso e rotto a tutte le esperienze. Era all’interno di una specie di bunker con grate in ferro e comunicava tramite un microfono da dietro un vetro molto spesso.
Dopo qualche giro siamo arrivati al Bronx Zoo. C’era pochissima gente, alcune mamme con i figli, e abbiano fatto una passeggiata. Anche in contesti impegnativi come questi ci sono famiglie, bambini, vite che vanno avanti e un’aspetto degli States che non si vuole riconoscere. Ma esiste.

 

Brooklyn Bridge

Brooklyn Bridge

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