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SCOZIA – ALBA

SCOZIA – ALBA

Posted by Loredana Stranich Giu 13, 2016

Il mio amore sconfinato per la Scozia, l’antica Alba, senza riserve, neppure metereologiche, mi porterà a tornare lì anche quest’anno per la sesta volta.

I nostri viaggi in Europa avvengono sempre in camper, ed anche l’arrivo graduale nell’avvicendarsi dei paesaggi, della lingua, del cibo, anziché il trovarsi catapultati da un aereo in una diversa realtà fa parte dell’emozione e della comprensione.

Per dare universalità al mio racconto non vi farò menzione, se non per dire quanto questo modo di viaggiare, vivendo la loro quotidianità, ci ha dato modo negli anni di apprezzare appieno la cordialità e la generosità degli Scozzesi, e di percepire il loro orgoglio, il loro senso di appartenenza.

La più piccola chiesa, i ruderi illeggibili dei castelli, la storia dei villaggi ricreata nei musei folk delle Highlands, tessuti ed oggetti di artigianato, whisky, sono presentati con ogni onore.

La nostra prima sosta arrivando in Scozia è stata ad Edimburgo, assolutamente da non perdere. Quello che mi è rimasto di questa esperienza, più che la bellezza dei tanti edifici storici, capitando nella città ad agosto, in concomitanza con il Festival Internazionale degli Artisti, è soprattutto la gioia e l’emozione di tuffarsi nel fiume colorato del Royal Mile, pieno di giovani vestiti nei modi più strani e divertenti che riempiono l’aria di voci e risate, di artisti di strada che improvvisano spettacoli ad ogni angolo, di musica di ogni tipo.

Ma non era questa la Scozia che cercavamo. Quella della solitudine, della bellezza che toglie il respiro, di emozioni e sentimento. L’abbiamo trovata sulla costiera andando verso nord, con le scogliere protese nel Mare del Nord, e, subito dopo Aberdeen, con la visita emozionante di Dunnottar Castle, vicino a Stonehaven, una delle fortezze più importanti del Regno scozzese.

I ruderi di questa cittadella fortificata, più che un castello, si trovano su un’isolotto di pietra nera, a picco sul mare, collegato alla terraferma da un istmo, da percorrere a piedi. Scendendo fino alla spiaggia di sassi, nel clamore delle grida degli uccelli marini e del rotolare e sbattere delle onde, si risale con una stretta gradinata in cima alla scogliera, guadagnandosi l’ingresso nel castello.

Ne vale davvero la pena. La storia del posto si percepisce nel mastio, nella sala da ballo, nei sotterranei con una sola piccola finestra aperta sul mare dove sono stati torturati ed uccisi i covenantes, fautori dell’autonomia religiosa scozzese, nel ricordo degli Honours of Scotland, i gioielli della corona, sottratti con arguzia e coraggio a Cromwell pur nella sconfitta.

Ma soprattutto è impagabile sostare nella corte quadrata, mare ed erba, circondata dai ruderi del castello, e percorrere le rovine toccando la pietra e perdendosi ad ogni angolo in scorci di mare incorniciati da torri, archi, bastioni e feritoie.

Molte sono le chiavi di lettura della Scozia. Una di queste è appunto quella dei suoi castelli, che regalano emozioni diverse, da quelli imponenti come Dunrobin Castle e Cawdor Castle, a quelli piccoli e raccolti.
Tra questi mi è rimasto particolarmente impresso Braemar Castle, isolata fortezza a cui si arriva attraversando lo splendido paesaggio delle Highlands, fatto di pascoli, erica, ruscelli e laghi neri nonostante l’acqua limpidissima, pecore asociali rigorosamente distanti le une dalle altre, che riempiono interamente i pascoli di punti bianchi. Abbiamo scoperto tra l’altro che qui Robert Louis Stevenson scrisse la sua “Isola del tesoro”, e che uno spiritello si aggira di notte nelle camere facendo scherzi.

Anche il vicino Balmoral Castle colpisce per le sue ridotte dimensioni, considerato che si tratta della residenza estiva della famiglia reale. Un balocco poggiato su una collina verde, sia pure immerso in un grande parco sulla riva del Dee, con annesse scuderie e serra monumentale.

In generale colpisce visitando i castelli scozzesi, in parte abitati dai proprietari, la presenza, oltre ai ritratti, di foto di famiglia, di ricordi di viaggio, che ci fanno sentire ospiti, e ci fanno intuire una vita tutto sommato semplice, e perennemente in lotta con la natura. Mare o brughiera, freddo e vento delle Highlands, si sentono nell’odore di mobili e tappeti, impregnati del fuoco dei camini.

Un’altra chiave di lettura della Scozia è quella dell’esplorazione del territorio.
Delle coste, con scogliere mozzafiato a picco sul Mare del Nord e incantevoli villaggi, su fino alla turistica John O’Groats, a Thurso con la sua splendida baia, a Dunnet Head, il punto più a nord della Scozia, sferzati dal vento che sibila assordante, ammirando il basso profilo grigio delle Orcadi, al di là del mare infuriato.

Dell’interno, avventurandosi in stradine one track, con i famosi passing place per cedere il passaggio a chi proviene in senso inverso. E cedersi il passo è una gara di generosità, sempre accompagnata da un sorriso, perché non si può non sorridersi condividendo tanta solitudine e bellezza.

Anche le sue isole ci aiutano a capire la Scozia, la sua storia ed il suo orgoglio. A parte Orcadi e Shetland, che meritano una narrazione a parte, due isole da non perdere, soprattutto perché riproducono in miniatura un intero Paese, sono Skye ed Islay.

L’isola di Skye, “isola delle nuvole” in gaelico, è un concentrato della Scozia. Si raggiunge attraversando lo Skye Bridge, e si viene accolti da un paesaggio selvaggio. Non manca nessuno dei tratti distintivi delle Highlands.

Scogliere a strapiombo sul mare, come la splendida Kilt Rock, chiamata così per le pieghe della roccia di basalto che ricordano il kilt, con una cascata che scende nella baia con un tuffo di cento metri. Spiagge rocciose circondate da scogliere vulcaniche. Basse e brulle montagne coperte da erica e torbiere che si succedono a pascoli e foreste.

La parte sicuramente più spettacolare dell’isola è la penisola di Trotternish, con le sue scogliere di basalto vulcanico e le falesie. Il Quirang è una vera foresta di rocce e pinnacoli sopra la Staffin Bay, con l’Old Man of Storr, colonna di roccia alta 50 metri che ricorda una foglia di salice.

Non mancano neppure le blackhouses, i tradizionali cottage scozzesi con il tetto di paglia, un romantico castello, Dunvegan Castle, del clan McLeod, con la sua Fairy Flag, la bandiera di seta gialla donata al clan da una fata, che ogni volta in cui è stata issata ha respinto attacchi ed invasioni, una colonia di foche sugli isolotti antistanti il castello, né una distilleria di whisky, quella del Talisker, affacciata sul mare.

L’isola di Islay, meta privilegiata del Whisky Trail, altra possibile chiave di lettura ed itinerario in Scozia, perché in uno spazio minuscolo contiene ben otto famose distillerie di whisky dal sapore torbato inconfondibile, riproduce invece in miniatura l’Irlanda, da cui dista 25 miglia.

Scogliere erbose, sterminate torbiere, paesaggio brullo e spazzato dal vento, tre piccoli villaggi sul mare che contengono l’intera popolazione dell’isola, pecore con il muso nero e foche, nel canto incessante delle oyster catchers, le beccacce di mare, ci ricordano incredibilmente il paesaggio irlandese, aspro e spazzato dal vento, con la immancabile pioggia quotidiana.

Anche l’unica grande croce celtica della Scozia, Kildalton Kross, che risale alla seconda metà dell’VIII secolo, si trova sull’isola, accanto ai resti della chiesa medievale a cielo aperto. Le altre sono in Irlanda.
E come nella terra dei folletti e delle fate non mancano superstizioni e leggende. Lo vediamo nella piccola chiesa rotonda di Bowmore, così costruita per impedire al diavolo di nascondersi negli angoli.

Mi rendo conto di aver concentrato in una breve narrazione un mondo da esplorare, comprendere ed amare. Ma ognuna delle tracce indicate può portare ad un viaggio a se stante, alla conoscenza approfondita del complesso tessuto che fa della Scozia un Paese che rimane nel cuore.

scotland cow

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