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Svezia: i luoghi da non perdere

Svezia: i luoghi da non perdere

Posted by massimiliano plos Mag 25, 2016

Se arrivi a Stoccolma in maggio hai la sensazione di entrare in un luogo fatato. La Scandinavia e già un posto geograficamente ‘fuori mano’, non di transito, e Stoccolma è una città ‘fuori mano’ all’interno della Scandinavia. Eppure è la sua perla.
Di sera il cielo ha diverse tonalità di un blu scuro che viene riflesso con esattezza dalle acque dei canali insieme alle luci delle strade e degli edifici. Si è immersi nel velluto, con pochi rumori, nessun disturbo e una ampia scelta di quartieri e locali da visitare.

E’ una città con un ampia superficie, ben collegata al suo interno e per nulla affollata.
Tutto funziona ed è funzionale, anche le persone. Il soggiorno ha costi variabili a seconda della sistemazione ma è comunque più caro che in Italia. Ristoranti e taxi rappresentano i centri di costo maggiori, ma si può agevolmente evitarli.
Dopo 4 o 5 giorni di passeggiate e visite, anche il meno avventuroso dei turisti può avvertire la necessità di spostarsi e allora.. andiamo a Gavle.

Gavle è una cittadina universitaria sita a circa 150 km a nord di Stoccolma e andrebbe visitata perché è il tipico centro urbano della Svezia settentrionale, con i suoi larghi viali pulitissimi, il cielo cosi ampio da averne una visione grandangolare e la sua gente abituata a pattinare sul mare d’inverno ed a girare con macchine americane decappottabili in estate, più sullo stile di ‘Happy days’ che di ‘American Graffiti’.

Per i vagabondi come me, la Svezia è il luogo ideale; a parte Stoccolma e alcune conoscenze, non ci sono molte cose che ti trattengono in un posto per più di 3 o 4 giorni.
Così rieccoci sul treno e proviamo ad inoltrarci all’interno.

Il paesaggio della Svezia centro orientale è straordinariamente piatto ma per niente noioso. Per apprezzarlo veramente è però importante che si ami la Natura.
Innanzitutto i frequentissimi laghi di tutte le dimensioni incastonati in foreste a dir poco splendide, creano degli angoli che ti fanno continuamente pensare.. “OK, scendo alla prossima fermata, mi compro una super tenda e sto qui 2 mesi..”. Poi la fauna selvatica, visibile anche agli occhi meno attenti; la mancanza di recinzioni che garantisce quell’accesso illimitato a tutto ciò che vedi, stabilito per Legge, ecc., ecc.. Tante sensazioni che non sono più accessibili per noi in Italia.

Quando cominci ad annoiarti a questi pensieri semi-introspettivi, ti accorgi di essere passato per una carinissima cittadina, Falun, senza esserti fermato perlomeno per un pranzo, .. e questo è un peccato.
In compenso sei arrivato a Orebro. La città è una delle più multirazziali della Svezia e la sua storia ha origine nel XV secolo.

Se chiedi alle persone cosa c’è da vedere a Orebro, ricevi risposte uguali.. il Castello. E’ al centro della città circondato da un ampio specchio d’acqua che si distacca dal fiume che attraversa la città. Il castello è stato più volte ristrutturato e all’interno ospita uffici della P.A., mostre, ecc. Le linee della struttura sono essenziali ma è il complesso della veduta, la scenografia d’insieme, che lo rende veramente bello.
E non è vero che ci sia solo il Castello da vedere. Il lungofiume, i locali, i ristoranti dai costi finalmente accessibili, la facilità di conoscere e scambiare parole con tutti, l’atmosfera generale, l’immancabile Università. E’ un posto facile in cui stare, e trovare da dormire in hotel caratteristici lo è altrettanto.
La città non è oggetto di turismo internazionale ma è molto apprezzata dai turisti svedesi.

Non racconto di altre cittadine visitate, ma mi concentro su quelle che a mio modesto giudizio sono le più interessanti e da non mancare. Quindi ora andiamo a Goteborg.

Goteborg è atipica per i canoni svedesi. E’ di gran lunga la meno pulita e può capitare spesso di vedere cartacce per la strada o resti di pic-nic nei parchi; scrivo di proposito ‘meno pulita’ e non ‘sporca’ perché la pulizia nei luoghi pubblici in Svezia è un must.

Per i suoi edifici, la sua urbanistica e la sua movida, Goteborg è splendida. La sua Università più aperta alla partnership con l’estero e la presenza di tanti giovani rende la città notevolmente più fresca e dinamica rispetto alle altre, aiutata in questo anche dalla relativa vicinanza con le altre capitali scandinave, Oslo e Copenaghen.
Nei parchi del centro città è facile essere visitati da famigliole di papere, con la madre in testa alla fila seguita dai suoi pulcini. Il fatto che non siano per nulla intimorite dalla presenza umana mi fa per un attimo erroneamente presumere di non appartenere ad una specie gratuitamente predatoria; e questa presunzione introduce il prossimo argomento sulla Svezia.

CONOSCERE LE PERSONE – RIFLESSIONI SULLA CULTURA SVEDESE

Tutto pulito, tutto che funziona, uno stato sociale all’avanguardia, tutto il mondo che si complimenta con la Svezia, una Nazione ricca popolata da persone belle e apparentemente in salute.
Puoi incontrare qualcuno in sovrappeso, ma un obeso non mi ricordo di averlo visto;
le persone sono generalmente belle e gradevoli alla vista, sempre ben curate; se incontri una scolaresca in giro per una città ti sembra di assistere ad uno spot della Benetton, bambini stupendi, biondi, intervallati da qualche bambino di colore o mulatto non meno bello e curato. C’è poco smog, pochi rumori e sei all’affannosa ricerca di un giornale che ti racconti di una qualche strage nel mondo per riavere il tuo equilibrio.
Poi ti chiedi: ma questo posto è popolato da gnomi e folletti, da gente più intelligente ed evoluta? E il resto del mondo che si affanna dietro ai suoi mille problemi è popolato da scemi? No, non è cosi.

Per rispondere a queste domande mi sono assoggettato ad una serie di cene, di discussioni di politica, di economia, di visione del mondo con tanti amici e conoscenti svedesi e norvegesi. E altrettanto tempo lo ho trascorso con immigrati europei ed extra europei che da anni lavorano in Svezia e/o in Norvegia. Ed stato interessante anche parlare con extracomunitari di seconda generazione, ora cittadini svedesi. Ho anche condiviso dei brevi periodi lavorativi.

1. Gli svedesi sono quasi sempre sorridenti (ed hanno denti perfetti).
Il sorridere ed il modo di approcciare positivamente alle persone ed alle cose che accadono, caratteristico tanto degli svedesi che dei norvegesi, non origina dal cuore. Diversamente da noi latini, hanno un senso civico che prevarica i sentimenti immediati. Sorridono e sono positivi perché ritengono sia utile farlo;
è utile per la struttura in cui lavorano, è saggio (loro dicono ‘smart’) farlo nella vita in genere, per non creare malumori, perché è giusto essere gentili, ecc.
E va benissimo, è solo diverso dal nostro modo di fare.

2. Gli svedesi sono solidali e civili, ed è un must l’aiutare gli altri.
Se in una qualsiasi città della Svezia o della Norvegia ti avvicini al margine di un marciapiede le macchine in arrivo si fermano. Una volta mi sono fermato distrattamente sul ciglio del marciapiede in prossimità di un rondò e non mi sono accorto di aver creato un piccolo ingorgo; erano in attesa che mi decidessi ad attraversare. Se capita di osservare una mappa della città in mezzo alla via, ci sarà qualcuno che immancabilmente ti chiederà se può aiutarti a trovare ciò che cerchi.

Non è bellissimo? Lo è, ma ci sono delle controindicazioni. Si avverte un certo automatismo comportamentale che molto spesso implica una totale mancanza di empatia.
Il sorriso lo ritrovi anche nel viso della persona che licenzia un padre di famiglia extracomunitario o nell’infermiere che al pronto soccorso ascolta delle tue sofferenze allo stomaco o all’insegnante che ascolta una famiglia raccontare come il figlio non possa studiare per il fatto di vivere in 5 in una stanza.

A Goteborg ho assistito ad una manifestazione per la Pace nel mondo, tema molto sentito in Svezia. Non c’era partecipante che non avesse 2 o 3 Ipads o cellulari.
Quella sera a cena chiesi ai miei commensali come conciliassero l’aspirazione alla pace con il fatto che la Svezia ha un notevolissimo apparato industriale dedicato alla produzione di armi di tutti i generi o che il fatto di avere 8 cellulari e 4 auto a casa implica necessariamente che qualcuno in Africa o altrove giri con una t-shirt e un mitra a tracollo, incazzatissimo perché deve camminare per 5 km per riempire un secchio di acqua.
Mi è stato spiegato che in Svezia si è generalmente propensi a donare quel che si ha in più ma non a rinunciare a quello che possiedono o ritengono giusto avere.
Del resto è comune sentire con una faciloneria sconcertante frasi tipo ‘perchè non si comportano come ci comportiamo noi? Anche loro potrebbero avere un certo grado di benessere’. Non pensavo di dover ascoltare concetti simili fuori dai confini del Texas.

E’ in queste frasi che si scorge la loro pretesa di essere migliori degli altri. Non che gli altri siano inferiori, ma è il modo scandinavo e quindi loro, ad essere migliori ed a meritare quindi uno stile di vita adeguato.
Ripensando a quella marcia per la Pace, mi è sembrato di assistere ad una cerimonia auto assolutoria.

Gli extracomunitari con cui ho parlato sono unanimamente convinti di essere in una Nazione fondamentalmente razzista. Io non lo credo. Esiste una forma di tacita apartheid praticata in modo reciproco, ma non si può parlare di razzismo. Tante persone provenienti da fuori aspirano a quella ricchezza che ogni giorno toccano con mano, e il non raggiungerla dopo alcuni anni provoca risentimento. Ma la stragrande maggioranza di extracomunitari di seconda generazione sono pienamente inseriti.
In sostanza gli svedesi apprezzano e non diffidano di chi condivide la propria cultura, quindi di chi ha frequentato fin dall’infanzia le loro scuole, ecc. Temono soprattutto che non si approfitti del loro stato sociale, che non si lavori sei mesi per poi farsi accreditare l’indennità di disoccupazione in una banca del Paese di origine (prassi che appena scoperta ha fatto inorridire sia svedesi che norvegesi). Esiste una certa xenofobia ma che ha una matrice economica.

In molti svedesi c’è una volontà di fondo di non voler vedere le cose che accadono nel pianeta e di rimanere convenientemente nel loro mondo. La cultura generale riguardo agli avvenimenti mondiali è di tipo giornalistica. Viene fornita una notizia su un certo fatto e la si assimila in forma di spot, senza approfondire o senso critico.
Non esiste, o io non l’ho trovata, una Facoltà di Storia nelle Università. Sono previsti dei Dipartimenti di Storia contemporanea all’interno di Facoltà ad indirizzo umanistico (peraltro rare) e nella High School praticamente non si studia Storia.
Le materie di studio principali, molto ben trattate fin dalla High School, sono: Economia, Informatica, Ingegneria e Giurisprudenza ad indirizzo internazionale.

I temi ambientali sono accuratamente evitati. La Norvegia, oltre ad avere una imponente flotta da pesca oceanica ed a essere una impenitente cacciatrice di balene (e il ricordarlo ha irritato i norvegesi con cui ne ho parlato), è anche una produttrice di petrolio, industria questa in forte espansione e a cui la Nazione deve la gran parte della sua ricchezza. La Svezia ha una industria automobilistica di tutto rispetto, produce macchinari e attrezzature per l’industria petrolifera, ecc.
Penso spesso alla Svezia e alla Norvegia come un tutt’uno. Oltre ad una stessa cultura di fondo ed a una lingua molto simile, le persone delle due Nazioni si sentono profondamente accumunate.
Si relazionano tra di loro in modo simile a dei tifosi di due diverse squadre di calcio e non come appartenenti a due Stati diversi. L’avere due diverse monete e due diversi regnanti (parenti tra loro) non fa differenza e quando passi il confine tra Svezia e Norvegia non te ne accorgi. Le differenze maggiori sono a carattere politico; la Svezia è un Paese UE, la Norvegia no; la Norvegia fa parte della NATO, la Svezia no.
Si ha la sensazione di una singola Nazione che tiene un piede in due staffe. Uno degli argomenti più trattati in privato e che affascina norvegesi e svedesi è l’ipotizzare di unirsi in una specie di federazione.

IN CONCLUSIONE

Con le sue luci, le sue ombre, le sue penombre, le sue maschere e qualche ipocrisia, la Svezia è indubbiamente un Nazione da invidiare, e le ricette e gli atteggiamenti adottati dai suoi abitanti, anche se non sempre nelle corde di noi latini, rappresentano un modo efficace con cui organizzare una società funzionale che crea benessere.

Certo che l’avere meno 10 milioni di abitanti in un territorio vasto una volta e mezza l’Italia aiuta molto. Ed è altrettanto certo che il clima impegnativo spinge ad avere una organizzazione e una coesione maggiore che in altri luoghi. Ma alla fine la volontà di essere una popolazione civile e solidale, nei limiti che un mondo sempre più complicato esige, fa si che la Svezia sia una meta ambita da molti ed un posto in cima alle classifiche del benessere sociale.

 

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