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Viaggio in Norvegia (1° parte)

Viaggio in Norvegia (1° parte)

Posted by Giovanni Blasich Giu 7, 2016

Premessa

Scrivo le presenti note sulla base dello schema predisposto in precedenza e portato a conoscenza dei partecipanti al viaggio.
L’idea del viaggio è partita da Angela, collega di lavoro in BI e coinquilina della palazzina di Via Marino Laziale a Roma, dove Gemma ed io abbiamo abitato per qualche tempo prima che fossi trasferito a Firenze. Con Giovanni Gatta ho condiviso in quel tempo romano diverse passeggiate in bicicletta ed il grand tour, sempre in bici, in Sardegna.
All’inizio c’era l’intenzione di partecipare ad un viaggio organizzato dalla Boscolo; in seguito, di comune accordo abbiamo preferito un tour “fai da te”, preparato sostanzialmente da Angela. Prima della fine di maggio, voli e alberghi erano prenotati.
Ci siamo accordati di incontrarci in hotel ad Oslo dove Giovanni e Angela hanno in programma di arrivare con volo SAS non stop da Roma Fiumicino, nel pomeriggio di martedì 8 luglio 2014
Partenza
Prima di partire ho mandato, come di consueto, copia del programma a Mirto e a Miriam, comunicando le località da visitare e gli alberghi prescelti. In risposta, Mirto ha scritto testualmente: “Non tornare indietro, chiedi subito asilo”, dimostrando così la sua simpatia per i paesi nordici.
La scheda del primo giorno di viaggio è la seguente:

Martedì 8 luglio 2014
FLR Firenze d. 17,10 KL 1644 Embraer 190
AMS Amsterdam a. 19,25 (non stop)
AMS Amsterdam d. 20,50 KL 1151 Boeing 737-700
OSL Oslo a. 22,35 (non stop)
(Costo euro 807,90 A/R 2 pax)

L’aeroporto di Oslo si chiama Gardemoen lufthaven, 50 km a NE del centro, ed è collegato alla città con i bus Flybussen che partono ogni 20‘ fino alle 01,00 am; durata viaggio 50‘, 160,00 NOK one way x 2 pax senior.

Bibliografia Lonely Planet Norvegia pag. 86
TCI Norvegia pag. 33
Rica Travel Hotel Oslo Arbeidergt, 4 – Sentrum – Oslo, 0101 Norvegia
Tel.: +4722003300
e-mail: rica.travel.hotel.oslo@rica.no
costo 1720 NOK (Euro 209,09)
cancellazione gratuita fino alle ore 15,59 dell’8 luglio 2014, dopo 860 NOK
L’hotel si trova a 50-100 metri dalla fermata Prof Aschehougs plass – della linea
Flybussen numero 344.
Andando all’aeroporto di Peretola ho una strana sensazione, non ben definita. Mi sembra strano che la sera stessa pernotterò ad Oslo. Dal finestrino del taxi vedo i rami degli alberi muoversi per il vento, ma non immagino le possibili conseguenze. I primi segnali che qualcosa non va li abbiamo vedendo sul video degli arrivi, e quindi delle partenze, che i voli per/da Firenze sono dirottati a Pisa e a Bologna, oppure annullati. Il nostro volo è indicato in orario, come pure quello corrispondente in arrivo da Amsterdam. Quindi, consegna bagaglio, controllo di sicurezza, attesa al gate di uscita. Mentre mi lavo le mani alla toelette, assisto ad un piccolo ma significativo episodio. Un passeggero cerca di uscire dal bagno, bussa alla porta, chiede aiuto perché non riesce ad uscire. L’addetta alle pulizie dà le opportune istruzioni sia in italiano che in inglese ed alla fine l’uomo riesce ad uscire. Da quel che ho capito, dall’interno, per uscire non bisogna agire subito sulla maniglia ma prima riportare da orizzontale a verticale la levetta di sbocco. La Signora delle pulizie dice di aver fatto ripetutamente presente alla direzione di AdF la necessità di porre delle didascalie con le istruzioni del caso, ma finora è rimasta inascoltata. L’episodio non è isolato, perché le condizioni della maniglia segnalano che la stessa è stata ripetutamente forzata. In effetti il passeggero è messo alla prova sia con le chiusure dei bagni che con il rubinetto per lavarsi le mani. Ogni aeroporto ha un sistema diverso.
Il tempo passa, nessun aggiornamento al video. Ancora speriamo di partire, magari con un forte ritardo, ma con il passare del tempo la probabilità si riduce fino ad annullarsi tenuto anche conto che dobbiamo prendere una coincidenza per arrivare alla nostra destinazione finale. Tempo fa, al ritorno tribolato da un viaggio, Gemma disse “Il ritorno è sempre merdoso”, verità assoluta e inconfutabile per il semplice motivo che la vacanza è finita e che si ritorna al tran tran quotidiano. Qualche mese fa, andando a Parigi da Pisa, perché Firenze era chiuso per nebbia, un passeggero ha detto alla sua compagna: “Il viaggio è iniziato male, ma potrebbe concludersi peggio”. Bisogna sperimentare di persona un’esperienza simile per verificare la semplice verità dell’assunto.
La gente inizia a sollecitare indicazioni dall’addetto al gate 3, lo stesso che ci ha fatto in precedenza il check-in. Comunica che l’aereo è sopra di noi in attesa di atterraggio. Infonde speranza. Sul video delle partenze e su quello posto accanto al gate 3 compare la fatidica scritta: Cancelled. L’addetto, dopo aver ricevuto una telefonata, avvisa che ufficialmente il volo non è cancellato. Soggiunge che ogni decisione in merito spetta alla KLM. Passa un altro po’ di tempo e poi la notizia della cancellazione è confermata. Qualcuno domanda: “Dov’è l’aereo?” Risposta: “A Venezia”. Inizia la procedura per i casi del genere. Mentre i passeggeri per Birmingham, Zurigo e Francoforte sono invitati a salire sui bus che li porteranno a Bologna, tutti i passeggeri per Amsterdam sono imbarcati sul bus che li porta alla sala riconsegna bagagli. Poi sono invitati a recarsi al banco 29 del check-in per la riprotezione, gestita dalla KLM da Amsterdam, suo quartier generale e viene eseguita nome dopo nome. Durante l’attesa in fila osservo le destinazioni dei passeggeri dalle etichette bagaglio: Varsavia, Manila, Shangai, Amsterdam, Oslo. Si potrebbe dire: “Mal comune e mezzo gaudio”, oppure constatare che ci sono situazioni peggiori della nostra. Ora speriamo di arrivare ad Oslo entro domani perché dopodomani il viaggio prosegue per Narvik. Ovviamente la prima notte in albergo andrà pagata perché non abbiamo dato disdetta entro le 16, quando ancora nulla si sapeva del nostro destino. Avviso Angela con un sms. Verso le 19 otteniamo le nuove carte di imbarco per domani, da Firenze ad Oslo via Parigi, con Air France, oltre ad un buono pasto da utilizzare al bistrot al pianterreno. Alla richiesta se vogliamo andare in albergo rispondiamo che preferiamo ritornare a casa. A conclusione della giornata Gemma dice che ce la siamo cercata perché, come dice il proverbio popolare: “Né di Venere né di Marte non si sposa e non si parte”.
L’indomani nuova corsa in taxi per l’aeroporto di Peretola. Dal tassista apprendo che la Germania ha vinto 7 a 1 contro il Brasile nella semifinale della Coppa del Mondo. Ecco spiegata la vignetta ricevuta con una e-mail che raffigura la Merkel al posto del Cristo di Rio de Janerio. Ieri sera abbiamo preferito vedere il film “I tre giorni del Condor” di Sidney Pollack, con Robert Redford. Al bar, prima dell’imbarco, una signora, urta un vassoio con delle tazzine provocandone la caduta e la rottura e prosegue con indifferenza oltre, manifestando che il suo stile di vita è suggerito dal motto: “I don’t care”. I nostri nuovi voli sono:
FLR Firenze d. 10,00 AF 1067 Airbus A318
CDG Parigi a. 11,50 (non stop)
CDG Parigi d. 13,15 AF 1374 Embraer 190
OSL Oslo a. 15,35 (non stop)
Entrando nell’aereo a Firenze l’imbarco è ostacolato da una signora che, salita dalla scala posteriore, percorre tutto il corridoio contromano per raggiungere il suo posto 1F in business class. Appena seduto, sento dei colpi sullo schienale della poltrona. Sono colpi innocenti, provocati da una bambina seduta dietro di me. Durante il volo, sorvolando il Monte Bianco, coperto di nuvole, vedo dal finestrino, alla nostra destra, che un altro aereo vola ad una quota inferiore, nella nostra stessa direzione, verso Ginevra.
Parigi ci accoglie con i papaveri in fiore a bordo campo. Di solito i voli da Firenze erano attestati al molo 2G. Per gioco della sorte stavolta arriviamo al molo 2F e quindi ci dobbiamo trasferire al 2G con il bus shuttle N2. Passati nuovamente i controlli di sicurezza finalmente siamo alla sala imbarchi. Anche qui, come in molti aeroporti, l’avviso del gate finale di imbarco compare solo al video, con 20‘ prima dell’orario ufficiale della partenza. In una zona della sala, un gruppo di bambini sta giocando a individuare il paese di appartenza della bandiera che viene via via proposta. Chi indovina clicca sul paese corrispondente e può proseguire il viaggio.

OSLO

(mercoledì 9 luglio 2014)
A causa delle disavventure della partenza non riusciamo a vedere ad Oslo né la Nasjonalgalleriet, principale galleria d’arte della Norvegia, dove vi sono opere di Friedrich, né il Kon-Tiki Museet dove sono esposti oggetti preistorici delle isole del Pacifico e le imbarcazioni Kon Tiki e Ra II, usate da Thor Heyerdahl nelle sue esplorazioni.
Poco dopo il nostro arrivo rientrano in hotel Giovanni ed Angela che ci aggiorna sui cambiamenti del nostro programma di viaggio. Più tardi andiamo assieme a passeggio per la città. Nell’attraversamento di una via centrale si vede da lontano il Palazzo Reale. Passiamo accanto al Municipio (Radhus) al cui interno c’è la sala delle feste dove si svolge la cerimonia di consegna dei premi Nobel. Cena al Lofoten Restaurant, a base di pesce (1715,00 NOK x4). Dopo cena facciamo quattro passi in una zona pedonale, fiancheggiata da moderni palazzi in vetro e percorsa da canali d’acqua. Due giovani pagaiano in piedi su due tavole da surf. La cosa che sorprende di più è la luce ed il sole, nonostante la serata inoltrata.
Fa caldo. Due ragazzi in costume da bagno si tuffano in mare dall’estremità di un molo. Altri chiacchierano godendosi la piacevole serata estiva.norvegia2
Prima di rientrare in albergo ammiriamo diverse imbarcazione d’epoca ormeggiate ai moli del porto turistico: vi sono velieri, rimorchiatori, natanti vari; un museo all’aperto. Più in là una enorme nave da crociera sovrasta la riva.
Ai piedi del castello, l’Akershus Festing, ossia la fortezza, eretta nel 1299, dal re Akon V, domina il porto di Oslo. Sulle pendici della collina del castello c’è, con mia sorpresa, una statua dedicata a Franklin Delano Roosevelt, 32^ Presidente USA.
Si sentono le urla della folla che assiste all’aperto, poco lontano, alla partita Argentina Olanda della seconda semifinale della Coppa del Mondo.
L’indomani a colazione, un solitario uomo anziano che si serve a più riprese al buffet, rimbrotta ripetutamente Angela che si prepara un panino; dovendo prendere il bus delle 7am non c’è tempo di consumare sul posto. Il vecchio dice che siamo dei ladri. Penso che non vi sia una sostanziale differenza fra consumare del pane e formaggio al tavolo o altrove, qualche ora più tardi. Gli alimenti non cambiano, il consumatore pure; cambia solo il momento della consumazione.
Durante la corsa verso l’aeroporto Gardemoen di Oslo la compagnia Norwegian mi comunica con un sms che il volo DY360 da Oslo Gardemoen a Harstad/Narvik sarà imbarcato dal gate 24, dep. 8,55. Ne arriva un secondo (gate 20) e poi un terzo (gate 22). All’aeroporto i singoli passeggeri sono invitati a fare da soli, alle apposite macchinette, sia la carta di imbarco che la consegna del bagaglio previa stampa dell’apposita etichetta.

NARVIK

(giovedì 10 luglio 2014)
OSL Oslo d. 8,55 DY360 Boeing 737 800
EVE Harstadt/Narvik a. 10,35 (non stop)
(Costo euro 202,70 andata 2 pax)

L’aeroporto Harstad/Narvik, Evenes, si trova a 79 km da Narvik. I flybuss impiegano 75’; orario partenze dall’aeroporto da lunedì a venerdì: 06,00, 08,50, 10,25, 10,50, 12,50, 15,15, 16,35, 17,40, 19,45, 21,45, 22,10

Bibliografia Lonely Planet Norvegia pag. 320
TCI Norvegia pag. 105

Rica Hotel Narvik 294,25 euro (si trova ad una fermata del Flybussen)
Kongensgate 33, 8501 Narvik, Norvegia

Tel.: +47 76 96 14 00;
e-mail: rica.hotel.narvik@rica.no
costo soggiorno 1245,00 NOK (151,22 euro)
cancellazione gratuita fino alle ore 23,59 dell’8 luglio 2014, dopo 1245 NOK
Il volo da Oslo a Narvik dura 1h 40’. Salendo a bordo ho notato che la coda dell’aereo porta l’immagine di Harry S.Pettersen, un eroe della resistenza norvegese, come apprendo sfogliando la rivista di bordo.
A destinazione, scendendo l’aereo si sente che l’aria non è inquinata, è profumata dall’odore dell’erba tagliata di recente. 29° è la temperatura: da non credere! Lo comunico a Mirto con un sms che mi risponde che a Rifredo – Firenzuola è di 13°. Fernando, con un sms, mi comunica che sua madre diceva che il miglior baccalà del mondo viene dalla Norvegia e che quindi mi consiglia di gustarlo.
L’aeroporto di arrivo è piccolo ma funzionale. I bagagli vengono rapidamente riconsegnati, in tempo per prendere il bus delle 10,50 per Narvik.
Il viaggio di trasferimento è piacevole: il paesaggio è riposante, acquieta lo spirito e non fa rimpiangere la città. Il mare è calmo, di un azzurro intenso, non inquinato, leggermente increspato dal vento. Si vedono piccole deliziose isole alberate, qualcuna collegata alla riva con lingue di sabbia. In una baia, tre ragazzi sono in acqua! In alcuni campi la fienagione è già stata effettuata. Le balle di fieno giacciono sul terreno impacchettate di plastica per evitare che marciscano per un improvviso cambio del tempo, sempre possibile da queste parti. Prendo qualche appunto. Vedendomi scrivere sul quaderno, Angela dice che dovrei procurarmi un tablet. Ha ragione. Però avrei bisogno di un corso accelerato assistito sull’uso dello strumento.
norvegia3Leggendo i cartelli stradali faccio confidenza con la lingua norvegese. Per esempio: Oyiordi, nome di una fermata del bus. Un altro nome che attira la mia attenzione è Lulea, nome da fiaba, che, come apprenderò in seguito, è quello di una città della Svezia. Prosegue la sequenza di immagini: villette, fattorie, case di campagna, piccoli villaggi; tutto è ordinato e pulito, segno di una particolare cura del territorio. Gli operai che effettuano lavori stradali, sono quasi tutti a torso nudo: non avranno bisogno di andare in vacanza al sud per prendere il sole!? Per raggiungere Narvik il bus percorre prima la E6 e poi la E10. Un guidatore più prudente degli altri rallenta la corsa e crea una lunga colonna di macchine. Qui nessuno sembra avere fretta. Un lungo ponte rialzato supera un braccio di mare che si insinua verso l’interno. Molti altri ne incontreremo durante il nostro viaggio. Il bianco di un nevaio su una montagna dall’altra parte del fiordo, si riflette sull’acqua formando iridescenze sul mare calmo.
Dopo aver fatto il check-in in albergo, andiamo a piedi alla stazione ferroviaria che ospita in un ambiente il locale ufficio turistico.
Mentre Gemma ed Angela si fermano alla stazione ad ammirare i treni merci che passano contando i vagoni trainati, i due Giovanni vanno a cercare la Hertz per accordarsi sul noleggio della macchina, previsto per l’indomani pomeriggio.
Più tardi tutta la squadra compatta va con la cabinovia (600 NOK A/R x 4 pax) al Fagernesfjellett, un colle alto mt. 656 da cui si ammira un bel panorama di tutta la città di Narvik. Si vede distintamente il fascio di binari che termina sul mare; i pontili di imbarco del minerale ferroso proveniente dalla Svezia, del tutto automatici, sono i più grandi e moderni del mondo e si protendono nel mare per 800 mt.
Nei pressi della stazione superiore della cabinovia su un palo sono piantate tante frecce, ciascuna delle quali ha il nome e la distanza di una località. Ne elenco alcune:

Polo Nord km 2420
Capo Nord km 739
Oslo km 1453
Varsavia km 2124
Tromso km 281

Guardando il panorama ed osservando la piantina della zona di Narvik ci si rende conto dell’intrico di canali, fiordi e specchi d’acqua che circondano la terra emersa. Qui a Narvik, molto lontani dal mare aperto, durante l’ultima guerra si era nascosta più di una nave tedesca.norvegia15 Ricordo di aver visto qualche tempo fa un documentario che narrava dell’impresa della Royal Air Force Inglese per affondare una nave tedesca, di cui non ricordo il nome, che si era rifugiata in un fiordo, che avrei identificato con il Rombakfiorden, uno dei rami terminali dell’Ofotfiorden, a NE di Narvik. In internet trovo la foto di ua nave da guerra tedesca affondata in quel fiordo, ma non sono sicuro che si identifichi con quella del documentario televisivo. The scuttled wreck of the destroyer Bernd von Arnim in the Rombaksfjord near Narvik, recita la didascalia della foto.norvegia4
Un carro armato francese Hotchkiss H-39,è oggi usato come monumento nella città di Narvik, in una piazza lungo la strada principale che attraversa tutta la città da Nord Est a Sud. Con un sms Fernando mi ricorda che vicino a Narvik è stato girato il film “Gli eroi di Telemark” sul sabotaggio nel 1943 degli impianti costruiti dai tedeschi per fare acqua pesante necessaria per costruire l’atomica.
Ritornati a valle con la funivia ed essendo un po’ lontani dalla città, ci facciamo venire a prendere da un taxi che ci porta alla Narvik kirka, con l’intenzione di trovare un posto dove mangiare qualcosa. Il luogo è deserto, la chiesa è chiusa, passanti a cui chiedere informazioni: nessuno. Nel ritornare verso il centro noto sulla porta di ingresso di una casa questo avviso: “Clothing optional beyond this point”. Cammina, cammina, oltrepassiamo il ponte della ferrovia e dopo molteplici richieste di info, andiamo al Linken Bar & Restaurant che si trova al 7^ piano del Quality Hotel Gran Royal di Narvik, suggerito dalla ragazza della funivia, che ci aveva avvertito che il cibo è buono, ma che le porzioni sono piccole (spesa 960 NOK)
L’indomani mattina, venerdì 11.07.2014, la giornata si presenta con un cielo coperto. Nuvole basse coprono in modo uniforme metà della montagna. Gemma fruisce del generoso breakfast offerto dall’hotel seguendo il seguente menu:

• 1 fetta di pane con due polpette di pesce
• 1 uovo con bacon
• 1 cucchiaio di frittatina (creduta polenta)
• ½ pomodoro ai ferri con origano
• 2 fettine di formaggio (sottili)
• 3 cucchiaiate di formaggi morbidi (mascarpone, fiochi di latte e altro)
• 1 fetta di pane e burro
• 2 piccole fettine di ananas e melone
• 1 fettina di cocomero
• 2 tazze (medie) di caffè con latte

Come è noto, Narvik è il capolinea della spettacolare linea ferroviaria Ofotbanen per la Svezia. Nel suo viaggio verso il confine svedese la ferrovia corre lungo scogliere a picco sui fiordi, foreste di betulle e altopiani rocciosi. Fu costruita da operai giunti da altre regioni alla fine del XIX secolo per collegare Narvik alle miniere di ferro di Kiruna, nell’estremo nord della Svezia. Inaugurata nel 1903, oggi trasporta circa 15 milioni di tonnellate di ferro l’anno e rappresenta anche una grande attrattiva turistica. Tra la stazione di Narvik e Riksgransen, la località sciistica che si trova subito al di là della frontiera svedese la linea attraversa una cinquantina di gallerie e paravalanghe. Il viaggio lungo la Ofotbanen è la gita che decidiamo di fare la mattina di venerdì 11 luglio, con partenza da Narvik alle 10,42 e arrivo a Risksgransen alle 11,40, al costo di 100 NOK a persona, A/R.
Durante il viaggio in ferrovia, seduti accanto al finestrino, in uno degli ultimi vagoni, osserviamo il paesaggio circostante. Ciò che si vede è una sequenza di strisce, dai colori tenui che ricorda un quadro espressionista astratto di Rothko. In sequenza:

 bianco della nebbia
 grigio terra del costone del fiordo
 bordura bianca nella linea di contatto con l’acqua
 color canna di fucile, l’acqua del fiordo
 verde scuro, il bosco di betulle.

Fra le brume si intravvede la parte terminale del fiordo dove arriva un fiume, mentre una macchia arancione indica nel bosco la presenza di un tagliaboschi. Si susseguono vallette e cascatelle fino ad arrivare ad un altopiano punteggiato da casette sparse e nevai in scioglimento. Per aver guadagnato quota, il treno si immerge nella nebbia. Superata una galleria, il cielo si apre. Gemma perde il conto delle gallerie attraversate.
A Risksgransen il treno si ferma. Non ci accorgiamo di essere arrivati perché siamo in fondo al treno. Non facciamo in tempo a scendere. Il treno si rimette in moto.
Raggiungiamo il capotreno che avvisa il macchinista per telefono. Il treno si ferma, scendiamo sulla massicciata e tiriamo un sospiro di sollievo per aver corso il rischio di finire a Kiruna in Svezia. Siamo al confine fra Norvegia e Svezia dove si trova una stazione di sport invernali. Da qui partono alcune seggiovie, ora ferme. In lontananza si vede un grande lago ramificato e più in prossimità casette a schiera ed una strada a scorrimento veloce. Passiamo il tempo facendo una breve passeggiata, consumando un pasto leggero in una graziosa locanda, osservando i treni merci passare nelle due direzioni, composti da 68 vagoni, se vuoti e da 28 vagoni, se pieni di materiale. Prima di prendere alle 14,00 il treno di ritorno, passa il treno con WL diretto a Lulea e Stoccolma.
norvegia5Rientrati a Narvik, i due Giovanni vanno a prendere la macchina prenotata e dopo il ritiro dei bagagli in albergo, verso le 16,30 si parte per Andenes che si trova sulla punta settentrionale delle Vesteralen Islands. Si percorre prima la E6, poi la E10. Le località principali attraversate sono: Bjerkvik, Rogen, Evenes, Evenskier, Hov, Lodingen. Dopo Gullesfjordboth si prende la strada provinciale 85 fino a Sortland e poi la 82 toccando Buksnes, Risoyhamn, Ase, Dverberg e Kvalnes.
Giovanni de Roma è un guidatore provetto: macina km su km senza batter ciglio: Angela fa da navigatore e con la carta stradale alla mano fa periodicamente il punto nave (pardon, macchina) informando Giovanni de Roma dove girare e dove andare.
Durante il viaggio Angela dice: Ma che bella giornata! – alludendo al tempo buono e soleggiato e la temperatura mite. Torna alla mente l’omonima canzone che cantava Ugolino nel 1968.
Prima di arrivare ad Andenes verso le 20,30, abbiamo notato una solitaria casa di riposo per anziani. Si possono immaginare i commenti dei quattro turisti italiani. L’hotel è abbastanza spartano, ma è considerato uno dei migliori della città, tanto che vi alloggia l’equipaggio di un volo Wideroe. Cena a buffet, all’interno dell’hotel.

ANDENES

(Sabato 12 luglio 2014)
Bibliografia Lonely Planet Norvegia pag. 352
TCI Norvegia pag. 114-189

Andrikken Hotel – Stargata, 53 Andenes 8480 Norvegia
Tel.: +4776141222
e-mail: service@andrikkenhotell.no
costo 1.240 NOK (150,62 Euro)
cancellazione gratuita fino alle ore 15,59 del 11 luglio 2014, dopo 1240 NOK
Siamo arrivati fin quassù perché Angela voleva vedere le balene, partecipando ad un giro organizzato, dato che nel suo precedente viaggio in Norvegia non ne aveva avuto occasione. (A quell’epoca i due Giovanni hanno fatto un giro di più giorni in bicicletta in Sardegna, zaino in spalla). Pertanto, dopo colazione, preparati i bagagli e pagato il conto siamo andati al centro dove organizzano le escursioni per vedere le balene. Le notizie ricevute non sono buone.norvegia6 Il tour inizia alle 11,00 e dura dalle 4 alle 6 ore. Fatti alcuni semplici calcoli, la comitiva realizza, con il rammarico di Angela, che, tenuto conto della distanza da percorrere e del tempo da impiegare per arrivare oggi poco oltre Svolvaer il tour per vedere le balene non si può fare e che pertanto va rinviato a data da destinarsi. Giovanni di Firenze fa notare che quando si visita un paese, il primo viaggio va considerato come viaggio di esplorazione e preparazione per il vero successivo secondo viaggio.
Prima di riprendere il cammino facciamo una breve passeggiata per vedere il porto, ammirare l’imponente faro, tutto dipinto di rosso. Si tratta dell’Andenes Fyr, inaugurato nel 1859, ancora in servizio ma automatizzato. Nel giardino di una casa, alla cui porta pende un merluzzo essiccato, sono in piena fioritura dei papaveri giganti. Ossa di balena biancheggiano all’aperto. Giovanni de Roma perde e ritrova i suoi occhiali da vista. Non è la prima e non sarà l’ultima volta.
Per allontanarci da Andenes percorriamo la strada settentrionale dell’isola passando per Bleik, Stave, Nordmela, Bo I Andoy. Prima di Bleik, sosta in riva al mare per ammirare il panorama marino, le acque limpide, i litorali sabbiosi. Ai margini della strada c’è della torba che brucia. Al largo, si vede distintamente l’isola piramidale Bleiksoya, riserva ornitologica che pullula di pulcinella di mare.
Mentre l’inizio della giornata si era presentato nebbioso, man mano che passano le ore il tempo si rasserena. Per una successiva sosta percorriamo una stradella laterale, lato mare, ma alcuni cartelli avvisano che siamo in una zona militare. Infatti si vedono diverse antenne all’interno di un ampio recinto.
norvegia7Dopo Nordmela sosta in una piazzola accanto al mare. Sul tavolo di una panchina c’è un portacenere di coccio raffigurante un orsetto, che invita i turisti a non buttare le cicche delle sigarette a terra. Nuvole basse fasciano i pendii delle colline. Le cime delle montagne sembrano fare stretching verso il cielo. Diversi i ciclisti visti lungo la strada, in entrambe le direzioni di marcia: alcuni con bagaglio al seguito. Un sciatore su pattini si allena per le prossime gare. Una scogliera corrugata mostra le pieghe dell’azione di raffreddamento di millenni fa. Piccoli papaveri a bordo strada ricordano che siamo all’inizio della breve estate norvegese. Nei campi, le balle di fieno impacchettate sembrano dadi giganti su un grande tavolo verde. All’orizzonte si staglia il profilo dentellato delle montagne il cui skyline ricorda quello dei mari del sud. Ogni tanto si vedono piccoli cimiteri recintati, con cappella. Bimbi piccoli con il caschetto in testa fanno la loro prima uscita da soli, in bicicletta, davanti a casa. Arriviamo ad un paese che si chiama BO, ma non c’è il rio. Ritorna alla mente la poesia di Aldo Palazzeschi:
Tre casettine dai tetti aguzzi,
un verde praticello,
un esiguo ruscello: rio Bo,
un vigile cipresso.

……………….………
Alle 13 lasciamo l’isola di Andoy – Ndoya e riprendiamo la strada provinciale 85. Prima di Arrivare a Svolvaer, sosta in un piccolo parcheggio e breve passeggiata fino al mare. La piccola piazzola in riva al mare riporta le targhe con i nomi delle famiglie dei dintorni che qui hanno un parcheggio riservato. Sul piccolo pontile, una famigliola osserva con curiosità le evoluzioni di miriadi di piccoli pesci nell’acqua bassa. Sembra di vedere il ritorno a casa degli stormi di uccelli a piazza Esedra a Roma. Una bambina, con le mani a coppa, riesce a prendere qualche pesciolino, ma dopo averlo osservato attentamente lo ributta in acqua. A Svolvaer, davanti all’ufficio turistico facciamo conoscenza di due ragazze norvegesi che provenienti da Capo Nord, sono dirette alla punta meridionale della Norvegia; 2800 km in tutto. Una delle due – la più carina – ha un piccolo trolley agganciato alla bici. Il rimorchio ed il bagaglio pesano circa 25 kg.
Hanno avuto dei problemi con il cambio, parzialmente risolti. Sono molto simpatiche e ricevono tutta il nostro apprezzamento per l’impresa. Le incontriamo di nuovo, poco fuori della città, a Kabelvag, prima di visitare la Vagan Kirke. Le salutiamo con ampi gesti della mano; ci riconoscono e ricambiano il saluto. La Vagan Kirke, conosciuta come la Lofotenkatedralen, ha il campanile che si erge al centro della facciata; è la seconda chiesa in legno della Norvegia, in ordine di grandezza. Fu costruita nel 1898 per poter accogliere i pescatori stagionali e ha ben 1200 posti a sedere, un numero che supera quello dell’attuale popolazione di Kabelvag. All’interno della chiesa luterana vi è un angolo attrezzato per far giocare i bambini. La collezione di ritratti dei titolari della chiesa mostra un priore sorridente: cosa inconsueta, perché in genere sono accigliati, pensosi e tristi. Le foto dell’assemblea dei fedeli del 1905, 1998 e 2010 mostrano l’evolversi della tipologia e degli abiti dei frequentatori della chiesa. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Henningsvaer.norvegia8
HENNINGSVAER (Domenica 13 luglio 2014)
Bibliografia Lonely Planet Norvegia pag. 340
TCI Norvegia pag. 117

Henningsvaer Drift AS, Misvaerveien 13B, 8312 Henningsvaer
Tel.: +4776074750
e-mail: post@henningsvaer.no
www.henningsvaer.no
costo 1.295,00 NOK (157,29 Euro)
“Una deliziosa strada lungo la costa che, dalla E10 scende per 8 km verso sud, conduce a Henningsvaer, un villaggio dove si pratica ancora la pesca, abbarbicato all’estremità di uno stretto promontorio” (Lonely Planet, pag. 30). “Situato su tre isolette separate da canali e collegato da due ponti, all’estremità sud dell’isola di Austvagoy è oggi il più importante villaggio da pesca dell’intero arcipelago. Il paese è dominato dal bellissimo monte Vagekallen, m. 942, chiamato “Il re delle Lofoten” TCI pag. 117.
All’ingresso del paese c’è un’estensione di tralicci in legno per essiccare il merluzzo bianco che diventa stoccafisso, a differenza del baccalà (sempre merluzzo bianco) che viene conservato mediante salagione.
Durante la passeggiata in paese, dopo cena, trovo per terra una monetina (buona per recuperare la trattenuta mensile sulla pensione ex ONPI) e noto un curioso cartello che recita: “To ski or not to ski. That is not a question” che rimanda al noto “To be or not to be” di shakespeariana memoria. Qui, dove la neve ed il ghiaccio coprono il suolo per molti mesi all’anno, se ci si deve spostare, bisogna prendere gli sci e andare; non si può avere dubbi filosofici.
La mattina della domenica si presenta con il cielo coperto: nuvole coprono la montagna e scendono fino al mare. Prima di ripartire c’è tempo per visitare la “Galleri Lofoten Hus” ricavata in un vecchio edificio per la lavorazione del pesce, che espone una bella collezione di dipinti della cosiddetta “età dell’oro” della pittura norvegese tra il 1870 e il 1930”. Al termine della visita assistiamo ad una proiezione di 18 minuti di diapositive di Frank Jensen che racconta la gente e i paesaggi delle Lofoten nel corso delle stagioni. Belle le immagini e bella la musica composta anche dal nostro Ennio Morricone.
Lungo la strada verso sud – e precisamente verso la località denominata A (con due punti sopra la lettera), terminal della E10 – si notano diversi cartelli con la lettera M. Forse indicano le piazzole di sosta a bordo strada, non di certo la presenza di merluzzi. Più di una volta, osservando il paesaggio, viene da pensare: sembra la Sardegna, oppure sembra la Scozia. La mente ricerca nell’accumulo di conoscenze acquisite l’esperienza già memorizzata, per trovare qualcosa si simile a cui rapportarsi, ma talvolta non la trova.
Ad Alstad, sulla riva del mare, galleggiano batuffoli di schiuma, segno che l’inquinamento è arrivato fin qua. Le cime delle montagne sono coronate da nuvole, in via di dissolvimento. Numerose le gallerie; alcune in discesa e poi salita, altre con curve e controcurve, quasi tutte con marciapiede per la pista ciclabile. A tratti, la sequenza dei colori è la seguente: azzurro del cielo, bianco delle nuvole, grigio scuro della montagna, verde brillante dei prati, blu intenso del mare. Sono molte le case che hanno un pennone con il gagliardetto della Norvegia. Alcune nuvole debordano dal crinale della montagna. Ancora una volta, la terza se ricordo bene, attraversiamo un abitato che si chiama BO. Una barca a forma di gondola, con prua e poppa rialzata, dondola sul mare. Ciclisti di lungo corso. Baie con impianti di piscicoltura.
In tarda mattinata arriviamo a Sorvagen, da dove parte il traghetto per Bodo. Poichè non abbiamo la prenotazione né per noi né per la macchina speriamo tanto di non aver problemi di imbarco, dato che oggi è domenica. Al nostro arrivo al porto del ferry, molte macchine sono già in attesa. L’addetto ai biglietti non è in grado di assicurarci la partenza. Dice che non gli risulta nessuna prenotazione a nostro nome, nonostante Angela abbia inviato una e-mail da Andenes. Aspettiamo pazientemente. Fa molto caldo. Qualcuno ne approfitta per prendere il sole a torso nudo. Un signore in attesa di partire, con naturale calma, pilucca uno stoccafisso, come se mangiasse un grappolo d’uva. Gemma lo guarda con interesse, poi si fa coraggio e gli chiede di assaggiare un pezzetto del pesce secco. Il signore, meravigliato e sorridente, gliene offre una scaglia. Il boccone è filaccioso, ma con la saliva si ammorbidisce lasciando in bocca il sapore di un ottimo baccalà dei tempi andati. Il traghetto che arriva è abbastanza capiente per imbarcare tutte le vetture e bus in partenza, sia prenotati che non. Al momento dell’imbarco, si scopre che il ferry ha due capienti garages. Pranzo a bordo con il self service, poi visita della nave e un po’ di riposo. A poppa, molti sono in costume da bagno. Il mare è calmo, la traversata scorre veloce. Sembra di andare da Napoli a Capri.
Alle 12 pm, prima di coricarci, andiamo in fondo al corridoio del piano del nostro albergo a Bodo, per ammirare il sole di mezzanotte. Il sole non si fa vedere; è dietro le nuvole, ma è comunque interessante notare la quantità di luce che c’è a quest’ora a questa latitudine. E’ paragonabile alla luce del tramonto dalle nostre parti. Seppur affievolita, la luce del giorno rimane per tutta la notte e può disturbare chi non tira le tende della camera per simulare la notte.

 

Copyright: 2014. Firenze

Scrivano: Blasich Giovanni
Fotografo: Gatta Angela
Grafico: Kaleva Irina

 

-Fine prima parte – Seconda parte

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