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Viaggio in Norvegia (2° parte)

Viaggio in Norvegia (2° parte)

Posted by Giovanni Blasich Giu 7, 2016

BODO

(lunedì 14 luglio 2014)

Bibliografia Lonely Planet Norvegia pag. 328
TCI Norvegia pag. 110

Rica Hotel Bodo
Sjogata 23, 8006 Bodø, Norvegia
Tel.: +47 75 54 70 00
e-mail: rica.hotel.bodo@rica.no
costo 895 NOK (108,45 Euro)
cancellazione gratuita fino alle ore 23,59 dell’11 luglio 2014, dopo 895 NOK

norvegia10Il cibo e le bevande della sera prima disturbano il sonno di Giovanni de Roma. Eppure abbiamo mangiato bene al Brygger Ikaia Bod e speso relativamente poco (827,50 NOK a coppia); piatti a base di pesce e bevuto una bottiglia di vivo bianco potabile (vds foto). Giovanni de Roma mi chiama al cellulare alle 6,15 per dirmi che non si sente bene e che quindi non è in grado di guidare fino a Rognan, a 50 km circa da Bodo. Ci voleva andare Giovanni de Firenze, perché, al piano terra del Saltdal Museum si trova un pezzo della Quest, la nave della quarta e ultima spedizione di Shackleton. Si tratta della tuga: come sia finita lì è una domanda che aspetta una risposta.
Gemma ed io, dopo colazione ed il check-out, andiamo a piedi alla stazione ferroviaria, distante cinque minuti dall’hotel. La nostra intenzione è di prendere il treno delle 7,47 e di ritornare con quello delle 11,45. Incontro un ferroviere e da lui vengo a sapere che il treno da Rognan a Bodo delle 11,45 non si effettua nel periodo estivo (23 giugno – 15 agosto). Soggiunge che per il caldo anomalo di questi giorni, anche il treno delle 18,00 potrebbe non essere effettuato. Per fronteggiare il mio disappunto penso che forse è meglio così, nel senso che, essendo lunedì, il museo di Rognan potrebbe essere chiuso. Si potrebbe dire che “L’uva non è matura” ricordando la favola di Esopo “La volpe e l’uva”. A pensarci bene ho peccato di disorganizzazione. Avrei dovuto, prima di partire, verificare in internet, sul sito del museo, i giorni di apertura e gli orari.
Facciamo allora una passeggiata fino alla cattedrale di Bodo che presenta un alto campanile a traliccio di cemento, sormontato da una guglia. Modellate a forma di nave rovesciata, le pareti della chiesa sono rivestite di tappeti variopinti e coronate da una splendida vetrata. Sul prato della chiesa, un turista con zaino, già si riposa sull’erba. Accanto al Rathaus vi è un piccolo giardino con una vasca d’acqua da cui emerge una statua di tricheco. Stante l’ora mattutina, la città è quasi deserta: scarse le automobili in giro, qualche ciclista e radi pedoni. Il rumore sordo di un compressore sovrasta il fruscio del vento. All’ufficio postale, trovo, con mia sorpresa un francobollo con l’immagine di un moai dell’isola di Pasqua. Fa parte di una serie di francobolli, che compro subito, dedicati all’esploratore norvegese Thor Heyerdahl, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita.
Visitiamo quindi il piccolo Nordlandsmuseet dove sono conservati oggetti risalenti al periodo vichingo, oltre a testimonianze della cultura sami (capanna sami in legno e torba), della storia della città (slitte, sci di fondo, giocattoli, foto antiche) e delle devastazioni dell’ultima guerra. Con sorpresa vedo la prima pagina, ingiallita, di un giornale del 9 settembre 1943 con il titolo: “L’Italia ha capitolato”.Nel giardino antistante il museo vi è una statua di Fridthjov Anderssen, compositore e organista di Bodo, nonché un monolite dell’età della pietra, rinvenuto nell’area dell’aeroporto, aperto nel 1952.
Ricomposto il gruppo, si decide di andare a vedere il vortice della marea di Saltstraumen. Il fenomeno si verifica con regolarità quattro volte al giorno. A 32 km a sud della città, nello stretto di Saltstraumen, lungo tre km e largo 150 mt, le maree fanno sì che le acque di un fiordo defluiscano nell’altro. Il risultato è un caos di acque ribollenti, che si spostano ad una velocità di 20 nodi, trasferendo più di 400 milioni di metri cubi d’acqua prima da una parte e poi dall’altra, a intervalli regolari di sei ore. Questo vortice (o Malstrom), considerato il più grande del mondo, consiste in realtà in una serie cinetica di gorghi più piccoli che si formano, si sollevano, si fondono e infine si disperdono.
Parcheggiata la macchina accanto ad un camping comperiamo qualche provvista prima di avvicinarci all’acqua e trovare una bella panchina.
norvegia1Alla base del pilone del ponte si nota distintamente che l’acqua scorre come su uno scivolo. Anche sulla sponda opposta, di fronte a noi, l’acqua che viene da destra (dall’esterno), colpendo gli scogli affioranti, forma ai lati scie di spuma. A pochi passi da noi, lo scoglio che quando siamo arrivati era scoperto, ora è sott’acqua segno della marea montante. La corrente di marea scorre dal mare verso l’interno del fiordo. Sembra che la velocità aumenti di momento in momento. Lungo la linea di costa dove ci troviamo, la superficie della corrente d’acqua è levigata, ma con la presenza di tanti gorghi rotondi, i cui lembi si deformano scorrendo. All’interno dei gorghi emerge l’acqua dal fondo formando piccole onde in movimento. La linea di corrente centrale è increspata. Più lontano, dove il mare prende la direzione a destra della piccola isola di Storholmen, la linea di frattura è increspata di bianco. Passano alcune imbarcazioni. Le onde dalle stesse prodotte assumono direzioni e velocità anomale rispetto al solito. La velocità della corrente in entrata dovrebbe raggiungere il massimo alle 13,22 per decrescere poi nelle successive tre ore.
Le alghe assecondano il movimento dell’acqua. Il fruscio di sottofondo prodotto dalle piccole onde che accompagnano il fenomeno si mescola al verso dei gabbiani.
Per ammirare il fenomeno da un altro punto di vista percorriamo il ponte ad arco dello Saltstraumbrua e ci fermiamo al centro sul lato settentrionale. Dall’alto si nota distintamente la corrente d’acqua che turbina vorticosa con gorghi bianchi. Poco distante, dove il fiordo si allarga, la corrente di ritorno sfiora le rive. Alcuni zodiac con turisti che indossano un giubbotto salvagente arancione intersecano più volte la corrente.
Sono rimandate a data da destinarsi le visite al ghiacciaio dello Svartisen con una sosta al villaggio di pesca di Stott; a Kierrigoy a 40 km a NE, stazione commerciale che risale al XIX secolo ed il Norsk Luftfartsmuseum (Museo dell’Aviazione Norvegese).
Alle 16 riconsegna della macchina all’aeroporto di Bodo e partenza per Trondheim con il treno WL delle 21,10. (costo euro 178,25 andata 2 pax).

TRONDHEIM

(Martedì 15 luglio 2014)

Bibliografia Lonely Planet Norvegia pag. 296
TCI Norvegia pag. 87

Clarion Hotel & Congress Trondheim – Brattorkaia 1 – Trondheim 7010 Norvegia
Tel.: +4773925500
e-mail: cl.trondheim@choice.no
costo 1090 NOK (132,53 Euro)
cancellazione gratuita fino alle ore 15,59 del 15 luglio 2014, dopo 1090 NOK

Arrivo a Trondheim alle 7,47 e trasferimento in hotel con un taxi.
L’albergo è molto grande e così ci viene subito assegnata la camera.
Dopo colazione inizia la nostra visita della città. A piedi raggiungiamo il centro. Poco oltre la piazza Olaf I^ Tryggvason, re di Norvegia dal 995 al 1000, c’è una statua in bronzo, senza nome, che sembra dedicata alla massaia. Si tratta di una figura di donna, a grandezza naturale; ha la sporta della spesa, i fianchi arrotondati della maturità, l’atteggiamento paziente. Raggiungiamo quindi la Cattedrale di Nidaros che rappresenta il più imponente edificio medioevale della Norvegia. Con un biglietto cumulativo si può visitare la Cattedrale, il museo del Palazzo e il tesoro della corona. Iniziamo da quest’ultimo. Sono esposti vari oggetti reali, tutti simboli di dignità. Più che gli oggetti mi interessano i significati dei simboli che rappresentano e precisamente:
la corona – la sovranità
lo scettro – l’autorità temporale
l’orbe – il dominio (il potere)
la spada – il potere militare e la giustizia
Un oggetto, in particolare, attira la mia attenzione. Si tratta della spada regalata da Napoleone al re Carlo XIV Giovanni Bernadotte, re di Svezia e di Norvegia dal 1818 al 1844, usata nella battaglia di Lipsia del 1813. La mia curiosità si accende e pone delle domande che trovano risposta nella consultazione dell’enciclopedia della Garzanti. Dunque.
Charles Jean Baptiste Jules Bernadotte, nacque a Pau nel 1763 da una famiglia della borghesia francese. Arruolatosi giovanissimo nell’esercito di Luigi XVI, fece una rapida carriera sotto la rivoluzione, giungendo nel 1794 al grado di generale di divisione. Partecipò a fianco di Bonaparte alle ultime fasi della campagna d’Italia del 1797. Di ritorno a Parigi da Vienna, dove era stato nominato ambasciatore, sposò Désirèe Clary, un tempo amata da Napoleone, mentre i suoi legami con la famiglia Bonaparte erano rafforzati dalle nozze della sorella Giulia con Giuseppe, il futuro re di Spagna. Aderì al regime napoleonico da cui ebbe nel 1804 il titolo di maresciallo di Francia e nel 1806 quello di principe di Pontecorvo. Nel 1810 la dieta svedese (Riksdag), nell’intento di far cosa grata a Napoleone, lo designò alla successione del vecchio re Carlo XIII, rimasto privo di eredi. Recatosi subito a Stoccolma assunse la direzione della politica svedese e benché obbligato a dichiarare guerra alla Gran Bretagna mostrò ben presto di anteporre gli interessi del paese adottivo a quelli dell’impero francese. Nel 1812 prese a pretesto l’occupazione
francese della Pomerania svedese per allearsi con lo zar Alessandro I^ contro Napoleone. L’anno successivo partecipò alla battaglia delle nazioni che il 16-19 ottobre 1813 sconfisse Napoleone a Lipsia. Volse quindi il suo esercito contro la Danimarca e la costrinse a cedere la Norvegia (1814) la cui corona fu da allora riunita a quella svedese. Nel 1818 salì al trono di Svezia e Norvegia con una doppia incoronazione, prima a Stoccolma e poi a Trondheim. Resse il trono fino al 1844 quando morì a Stoccolma, dove è sepolto. Il suo regno segnò per la Svezia un periodo di pace e di sviluppo economico e culturale , in cui furono gettate le basi per la creazione di una moderna democrazia costituzionale. Da lui discende la dinastia attualmente regnante a Stoccolma.
Nel Museo del Palazzo si trova, fra l’altro, una pietra collegata ad una leggenda. Si narra che nei tempi andati un conte obbligò la moglie a cuocere il pane nel giorno della festa di San Olaf, giorno dedicato alla preghiera. Per intervento del Santo, che è stato re di Norvegia dal 1015 al 1018, il pane fu trasformato in pietra. Si trova al museo, in prestito dalla chiesa di Kviteseid di Telemark.
norvegia11Alle 13, in cattedrale, ascoltiamo un concerto del magnifico organo della chiesa. Appena inizia la musica, sento un parlottio dietro di noi. Ci siamo, anche qui chiacchierano durante i concerti. Mi volto e vedo che sono dei bambini che giocano nell’apposito spazio a loro dedicato. Non posso dir loro di fare silenzio ed allora mi sposto di posto.
Nella cripta della Cattedrale è esposta una serie di lapidi istoriate d’epoca medioevale. Fin dal 12^ secolo le pietre tombali funerarie erano un’esclusiva dei ricchi. La povera gente, peraltro privilegiata per essere sepolta nel terreno accanto alla chiesa, aveva semplici corone di legno. Col passar del tempo le lastre funerarie di marmo sono state rotte e riutilizzate per rafforzare le mura, nel 16^ secolo.
Lasciata la cattedrale ci dirigiamo verso il vicino Kunstmuseum dove dovrebbe esserci una ricca sezione di dipinti antichi (Andrea del Sarto, Brueghel, etc), e di pittori francesi (Bonnard, Degas, Utrillo) oltre che a opere grafiche di Edvard Munch.
Dopo aver fatto il biglietto chiedo dove sono le sale dei dipinti antichi. Mi rispondono che non ci sono, che attualmente sono esposti solo quadri di pittori contemporanei. Anche nella sezione distaccata del museo, di cui ricevo l’elenco dei dipinti, c’è solo un Munch. Allora rinunziamo alla visita e otteniamo la restituzione del prezzo del biglietto pagato.
All’uscita incontriamo Giovanni e Angela ed insieme andiamo a visitare lo Stiftsgarden, il più grande palazzo in legno della Scandinavia, costruito in stile tardo barocco alla fine del XVIII secolo, attualmente residenza della famiglia reale a Trondheim.
Mentre Giovanni ed Angela rientrano in albergo, Gemma ed io andiamo fino all’antico ponte Gamle Bybro, costruito nel 1681 e rifatto nel 1861 da Carl Adolf Dahl. Attraversato il ponte, all’inizio di una strada in salita, la Bakklandet, si trova un raro esempio di ascensore per ciclisti. La strada in salita porta alla fortezza di Kristiansten Festnig, costruita nel 1681 dopo il grande incendio di Trondheim. Durante la seconda guerra mondiale le milizie naziste la utilizzarono come prigione e patibolo per i partigiani della resistenza norvegese. A loro, nel cortile, è dedicata una lapide commemorativa. Dagli spalti del castello, di cui percorriamo il perimetro, si può ammirare un bel panorama della città. Poco al largo della costa, di fronte al porto, si nota l’isola Munkholmen, l’isola dei monaci. Nel corso dei secoli ha mutato più volte la sua funzione: patibolo, monastero benedettino, prigione, forte, dogana ed ora parco pubblico.
La mattina dopo, durante la colazione, vediamo l’avvicinamento di due navi da crociera. Una, la Oriana, della P&O Cruises si ormeggia poco distante dall’albergo. Ben sei shuttle bus aspettano i croceristi.

BERGEN

(da mercoledì 16 a sabato 19 luglio 2014 )

L’aeroporto di Vaernes, che si trova a 32 km a est di Trondheim, è collegato alla città dai Flybussen (ogni 20’) e dal treno (ogni due ore).

TRD Trondheim d. 11,10 SK 4157 Boeing 737-600
BGO Bergen a. 12,10 (non stop)
(Costo euro 209,44 andata 2 pax)

Bibliografia Lonely Planet Norvegia pag. 200
TCI Norvegia pag. 70

Radisson Blu Royal Hotel, Bergen –
Bryggen – Bergen, 5835 Norvegia
Tel.: + 4755543000
e-mail: reservations.royal.bergen@radissonblu.com
costo soggiorno 4.162,50 NOK (507,77 Euro)
cancellazione gratuita fino alle ore 17,59 del 16 luglio 2014, dopo 1399 NOK

Il trasferimento da Trondheim a Bergen in aereo è senza storia.
Durante il viaggio dall’aeroporto alla città noto che la compagnia dei taxi ha delle vetture dedicate al trasporto degli handicappati. Il bus ci porta proprio davanti al nostro albergo, una comodità non da poco. La prima impressione è positiva; la reception è spaziosa, dove si trova anche un frigo con gelati, in offerta agli ospiti, ma solo bambini! Il check-in è previsto dalle 14 e così ne approfittiamo per fare quattro passi lungo il molo, fino al mercato del pesce. Sul lungomare Tyskebryggen (banchina dei tedeschi) c’è un monumento fatto con una bomba di profondità. Su un lato del piedistallo vi è il bassorilievo di una donna con bambino (madre/figlio) in attesa del marito/padre raffigurato sul lato opposto. Un uomo disteso, nudo, è sul punto di morire. Le parti più levigate, per il molteplice toccare dei passanti, sono il torace ed il sesso.
norvegia12Sul Bryggen, la riva est del porto di Vagen, vi sono case in legno colorate appartenute ai commercianti dell’Hansa, o Lega anseatica. La fila di case prosegue con negozi, ristoranti ed altri locali. Fra questi ve ne è uno che ha per insegna Apollo. Subito scattano i ricordi della fanciullezza. I miei fratelli, da piccoli erano soliti declamare la seguente filastrocca che, non so perché, mi faceva arrabbiare:
Apelle, figlio di Apollo/ fece una palla di pelle di pollo/ Tutti i pesci venivano a galla/ per vedere la palla di pelle di pollo/ fatta da Apelle, figlio di Apollo.
Facciamo uno spuntino al mercato del pesce. Ci consiglia e ci serve un ragazzo di Fondi (Latina) che d’inverno va in Messico dove ha comperato un terreno sul quale intende costruire un villaggio turistico.
All’ufficio turistico ci prenotiamo per la gita dei fiordi e prendiamo alcuni depliants della città e dei dintorni. Fra il materiale informativo a disposizione del pubblico ce ne è uno particolarmente utile per i turisti, che dovrebbe essere adottato anche in Italia. Si tratta di una piantina della città con l’ubicazione dei WC e l’ indicazione degli orari, del costo e della presenza dell’attrezzatura necessaria per cambiare i pannolini ai bambini e loro allattamento.
Al momento del check-in ci viene assegnata la camera 250, che è abbastanza ampia ed arredata con mobili funzionali. Alla testata del letto ci sono tre quadri: oltre ad convenzionale veduta di Bergen c’è la locandina del film Vertigo di Hitchcock, con James Steward e Kim Novak, ed una immagine di Lichenstein Roy. La didascalia, che fa sorridere, recita: “I don’t care. I’d rather sink than call Brad for help”. Si tratta di Drawning 1963.
Al pomeriggio, mentre Giovanni e Angela vanno a riposare, Gemma ed io andiamo all’Acquarium, attraversando il braccio di mare a bordo di una bettolina. Durante la mini crociera ammiriamo tre navi da crociera: Aida Luna, Costa Crociere e Club Med2, un veliero a cinque alberi. Non mi sono mai piaciuti gli zoo e gli acquari perché vedere gli animali in cattività, sradicati dal loro ambiente naturale, con false rappresentazioni del territorio (per esempio: blocchi dipinti di bianco per simulare i banchi di ghiaccio) mi ha sempre messo inquietudine addosso.
All’ingresso dell’Acquario numerosi foglietti attaccati qua e la annunciano che: “On the night the 16th of July a little seal baby was born here at the Acquarium of Bergen” . Lo vediamo nella sua vasca, fermo sulla piattaforma accanto alla vigile mamma Selma, mentre il babbo Vitus nuota avanti e indietro nella vasca.
Una colonia di pinguini gentoo ha un suo spazio, non molto grande in verità. Sono in grado di nuotare a 30 km/h ma di certo qui non possono raggiungere tale velocità…Un pinguino va e viene per prendere dei sassolini; un altro sta sopra al suo piccolo,che ogni tanto si fa vedere.
Nelle varie vasche si possono vedere pesci di tutti i tipi, dimensioni e varietà. Riconosco: razze, sgombri, granchi, murene, pesce pagliaccio. In un apposito scomparto si vedono coccodrilli che sembrano addormentati. In un’altra vasca di pesci galleggiano molti ciucci. Sembra che i pesci abbocchino i ciucci, ma mentre eravamo lì non lo abbiamo visto fare. Fra i tanti visitatori, genitori con bambini, noto un babbo che ostenta una maglietta con su scritto: “Wanna see me naked”.
Terminata la visita, ritornando verso il centro, facciamo sosta sulla riva del mare ad ammirare una grande nave da crociera che lascia gli ormeggi. Sulla fiancata, a caratteri cubitali c’è il sito web della compagnia: www.aida.de Attira l’attenzione a prua il disegno gigante di labbra rosse sormontate da due grandi occhi neri in campo giallo, con un lungo strascico blu, che percorre le fiancate della nave.
In un molo di fronte a noi osserviamo la nave Explorer, impiegata anche nelle crociere in Antartide.
Alla sera, passeggiata dopo cena. Passiamo accanto alla Mariakirken, chiusa per lavori, che per secoli è stata utilizzata dai rappresentanti dell’Hansa. Arriviamo quindi al parco della fortezza di Jorgen Hansson che comprende la torre Rosenkrantztarnet, costruita intorno al 1560 e la Hakonshallen, un’ampia sala cerimoniale, costruita da re Hakon Hakonsson tra il 1247 e il 1261. A margine del parco c’è un busto commemorativo del re Haakon VII di Norvegia, nato Christian Frederik Carl Georg Valdemar Axel Bertram. Principe di Danimarca, fu il primo Re di Norvegia dopo la separazione con la Svezia nel 1905. Il nome di questo re non mi è nuovo. In suo onore i balenieri norvegesi che avevano diverse basi nell’isola della Georgia del Sud hanno dato il nome ad una insenatura della costa meridionale di quell’isola: la baia di re Haakon (in inglese King Haakon Bay), lunga circa 13 km e larga 4 km. Cave Cove, che forma parte della baia, è conosciuto per essere stato il luogo di sbarco di Ernest Shackleton che raggiunse l’isola nel maggio 1916. Partito dall’ isola di Elefante (Shetland Meridionali) a bordo della scialuppa James Caird, l’esploratore irlandese aveva deciso di raggiungere la Georgia del Sud in cerca di aiuto per i naufraghi della spedizione Endurance. Il gruppo di Shackleton si accampò in località Peggotty Bluff.
La giornata di giovedì 17 luglio si presenta piovigginosa. E’ la seconda volta che piove durante questa anomala e calda estate norvegese. Un po’ di pioggia l’abbiamo avuta anche a Trondheim.
Oggi è in programma la visita alla casa di Edward Grieg (Troldhaugen), nei dintorni di Bergen. Dato che sta piovendo un po’, Giovanni e Angela decidono di partecipare all’escursione che prevede il trasporto in bus con partenza alle 11,30 e ritorno poco dopo le 14,00. Gemma ed io preferiamo l’altra soluzione che prevede una corsa in tram e poi una camminata di 30 minuti, sia per sperimentare il trasporto pubblico locale, sia per fare una passeggiata e per non essere vincolati a orari stringenti.
Mentre andiamo al capolinea del tram vediamo una statua in bronzo che questa volta rappresenta un clochard sdraiato a terra. Chiedendo qua e la riusciamo a comperare in un negozio i biglietti, dato che non abbiamo monete sufficienti per prenderli ad una macchina distributrice automatica. Il tram n. 1 direzione Lagunen è pulito e confortevole. In una galleria, interessante ed originale un neon a zig-zag, colorato, apposto alle pareti. Sbarchiamo alla fermata denominata “Hop” e da qui seguiamo la segnaletica. Ritorniamo indietro, nella direzione da cui siamo venuti, fino al primo incrocio, per svoltare a sinistra e percorrere la strada Troldhaugvegen. Camminiamo per 30’ circa fino a raggiungere un parco residenziale, giusto in tempo per acquistare i biglietti e dirigerci all’auditorium dove alle 13 in punto, il pianista Havard Gimse esegue musiche di Grieg.
Il programma del concerto comprende i seguenti brani:

norvegia13– From Lyric Pieces op. 12: Arietta; Folk-song; Norwegian
– From 25 Norwegian folk-songs and dances op. 17: Solfager and the Snake-King; Dale; Dance from Jolster
– From Original Song Transcriptions: Cradle Song op. 41/1; A Mother’s grief op. 52/1; The Poet’s Heart op. 52/3
– From Peasant Dances op. 72: The Goblin’s Bridal Procession at Vossevangen. Gangar
– From Lyric Pieces: Solitary Traveller op. 43/2; March of Dwarfs op. 54/3

L’auditorium (vedasi foto), inaugurato nel 1985, è un’elegante costruzione in vetro e acciaio. L’interno è tutto di legno; la cavea può contenere 200 persone. La parete opposta al pubblico ha un’ampia vetrata che consente la vista degli alberi e del fiordo. Il contesto non può che favorire l’ascolto tenuto anche conto che in questo luogo Grieg ha scritto la musica che ascoltiamo. Il pubblico è attento e silenzioso. Nessuno parlotta o scartoccia caramelle. Al termine di ogni pezzo, applausi calorosi destinati in ugual misura al compositore e all’esecutore.
Anche Giovanni e Angela hanno assistito al concerto al termine del quale devono affrettarsi per rientrare in città. Gemma ed io li salutiamo ed iniziamo la visita del parco. Innanzi tutto scendiamo verso la riva.
(Sarà un caso, ma proprio mentre scrivo questi appunti, la radio e precisamente Rete Toscana Classica, sta trasmettendo musiche di Grieg, in particolare le due suite orchestrali del Peer Gynt, oltre alla suite Dai tempi di Holberg.
Al termine della breve discesa, immersa nel verde di un boschetto, raggiungiamo una piccola casetta in legno. Si tratta del cottage dove Grieg si rifugiava per trovare ispirazione e comporre. La finestra della casupola, davanti al tavolo del compositore, è rivolta verso il fiordo in perfetta corrispondenza con il sovrastante auditorium. L’interno è intatto, nel senso che comprende tutti gli oggetti lasciati dall’artista che potrebbe tornare da un momento all’altro. Sorge spontaneo il ricordo della visita ad un’altra capanna, due anni fa, quando l’amico Tullio Ferri – che non è più fra noi – ci accompagnò a visitare a Dobbiaco quella dove Gustav Mahler era solito ritirarsi per comporre.
In riva all’acqua il fiordo si presenta in tutta la sua bellezza, anche per la presenza di piccole isole alberate. L’unico neo è rappresentato dal sordo rumore di sottofondo del traffico che percorre la non lontana E80.
Risalita la breve erta raggiungiamo la casa del compositore che è tutta impacchettata per lavori in corso; per fortuna è aperta al pubblico, ma non si può visitare né il primo piano, dove ci sono le camere da letto, né le cantine, dove Grieg conservava decine di bottiglie di vino.
L’ingresso, il salotto ed il locale dove una volta stava la cucina, espongono oggetti e mobilia del tempo della frequentazione estiva di Grieg. Ne ricordo alcuni: il bastone da passeggio e l’orologio; la canna da pesca ed il cappello; partiture; foto della moglie Nina (cantante e pianista). L’angolo di una stanza è dedicato ai compositori amati da Grieg: vi si trovano le fotografie di Beethoven, Wagner, Mozart, Brahms, Cajkovskij, Schumann. Un’altra foto attira la mia attenzione e ne chiedo notizie alla custode. Risponde che si tratta di Grieg, che avevo riconosciuto, ritratto con il fratello John.
Tornati all’aperto, andiamo a salutare il padrone di casa, percorrendo un altro vialetto in discesa. Grieg e sua moglie sono seppelliti in una cripta inaccessibile ricavata sulla parete rocciosa che, dalla collina su cui è posta la casa, scende verso il mare. Sul davanti vi è un piccolo porticciolo con spiaggetta. Lungo il molo vi sono ancora degli anelli di ferro a cui agganciare la cima della barca.
Il piccolo museo espone un grande pannello con l’indicazione di tutte le città visitate durante i suoi viaggi all’estero. In Italia è stato, fra l’altro, a Sorrento, Capri, Napoli, Firenze, Pisa e Venezia. In esposizione il grande baule che usava nei suoi viaggi ed anche il troll rosso a cui era affezionato: un maialino con quattro foglie di trifoglio in bocca. Durante la sua vita conobbe molti intellettuali ed artisti della sua epoca. Fra gli scrittori ricordiamo Hans Christian Andersen, il poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe. Fra i musicisti conobbe: Johannes Brahms, Camille Saint Sans, Franz List e Peter Il’ic Chaikovsky. In una saletta, un video illustra la sua vita con il sottofondo di alcune sue composizioni. Infine, vale la pena di riportare alcuni stralci della biografia di Grieg, ripresi da Wikipedia.
Edvard Hagerup Grieg (Bergen, 15 giugno 1843 – Bergen, 4 settembre 1907) è stato un compositore e pianista norvegese. È considerato il più grande compositore norvegese, conosciuto in particolare per il Concerto per pianoforte in La minore, le musiche di scena per il Peer Gynt di Henrik Ibsen e per alcuni dei suoi Pezzi lirici.
Norvegese per parte di madre, ma di lontane origini scozzesi per parte di padre (il nonno, il cui cognome era Greig, si era trasferito a Bergen verso la metà del XVIII secolo), Edvard Grieg fu il quarto di cinque figli. Le ottime condizioni economiche consentirono alla famiglia Grieg di offrire una buona preparazione musicale a tutti i figli. Il maggiore dei maschi, John Grieg, diventò violoncellista e uno dei migliori critici musicali di Norvegia. Edvard, precocissimo e ipersensibile, studiò pianoforte con la madre Gesine Judith Hagerup, ottima cantante e pianista, applicandosi però malvolentieri agli esercizi di prammatica. La sua natura di compositore lo spingeva piuttosto a cercare sul pianoforte insolite combinazioni di accordi.
Nell’autunno del 1869 Grieg ricevette dallo Stato norvegese una borsa di studio per recarsi in Italia e perfezionarsi con Franz Liszt, il musicista ungherese che ne aveva intuito il talento, dopo aver letto alcune sue composizioni pianistiche.
Di ritorno a Oslo, Grieg si cimentò per la prima volta col teatro musicale, componendo le musiche di scena per il Sigurd Jorsalfar di Bjornstjerne Bjornson e soprattutto per il Peer Gynt di Ibsen.In seguito, dai 22 pezzi musicali composti per il Peer Gynt, Grieg ricaverà le due suite orchestrali – ciascuna formata di quattro brani – destinate a raggiungere una notevole popolarità.
Nell’agosto del 1876 Grieg si recò a Bayreuth per assistere alla prima assoluta della Tetralogia di Richard Wagner, restandone folgorato. In questi anni la sua attività compositiva si ridusse sensibilmente a causa dell’acutizzarsi di una malattia polmonare che lo affliggeva da tempo.
E’ incontestabile che Grieg diede un contributo significativo al processo di allargamento del sistema tonale: la sua scrittura armonica, sciolta e tendenzialmente paratattica, sviluppa elementi propri della musica tradizionale norvegese, ma al tempo stesso converge in modo sorprendente verso l’esperienza condotta da autori contemporanei quali Antonín Dvořák, Anton Bruckner o Georges Bizet.
La mattina seguente, dopo colazione, ci muoviamo di buon’ora per andare alla stazione ferroviaria e prendere il treno delle 8,44 diretto a Oslo.
Il nostro tour si chiama “Norway in a Nutshell” ed ha come obiettivo di far compiere al turista una molteplicità di esperienze. In sintesi è un circuito con partenza e arrivo a Bergen che prevede l’uso di diversi mezzi di trasporto attraverso una varietà di paesaggi:
treno regionale da Bergen 08,44 a Myrdal 10,51
Flasbana da Myrdal 10,58 a Flam 11,55
ferry-boat da Flam 15,10 a Gudvangen 17,30
bus da Gudvangen 17,45 a Voss 19,00 (45 km circa)
treno regionale da Voss 19,41 a Bergen 21,08 (100 km circa)
All’arrivo in stazione c’è già una lunga fila di viaggiatori in attesa del nostro treno. Quando inizia l’imbarco, qualche furbo si intrufola nella fila, evitando la coda. Il treno è abbastanza lungo per accogliere tutti i passeggeri che sono invitati a salire con gradualità a partire dalle vetture di testa, per riempire via via le carrozze. Il viaggio inizia con una serie abbastanza lunga di gallerie. Poi inizia la visione di specchi d’acqua. Non si capisce per niente se si tratta di tratti di fiordo o di laghi interni. Mi viene da canticchiare, con Lucio Battisti:

Acqua azzurra, acqua chiara
con le mani posso finalmente bere.
Nei tuoi occhi innocenti
posso ancora ritrovare
il profumo di un amore puro,
puro come il tuo amor.

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La sequenza del paesaggio ha un ritmo quasi cinematografico: arditi ponti, fiumi impetuosi, cime innevate, casette dai vivaci colori, ridenti villaggi sparsi sulle pendici delle montagne. Per un viaggiatore avanti negli anni, che ha visitato qualche paese in giro per il mondo ed ha frequentato in gioventù le montagne, tutto ciò potrebbe essere classificato nella categoria del dèjà vù. Il treno è affollato di turisti di varia nazionalità. Il dondolio del treno e la velocità non eccessiva favoriscono la sonnolenza. A Voss il nostro scompartimento quasi si svuota per essere nuovamente riempito da una comitiva di turisti giapponesi con guida che illustra le bellezze del paesaggio nella loro lingua. Ogni componente del gruppo del sol levante ha una grande fotocopia con stampato in caratteri illeggibili, fronte-retro, il programma del loro tour. Il mio dirimpettaio, molto diligente e attento, con un pennarello blu, segna sulla carta nomi e percorsi.
A Voss, approfitto della discesa di alcuni passeggeri per cambiar di posto: da uno al centro e contromano ad un altro vicino al finestrino e nella direzione di marcia. Un passeggero lascia il suo posto originario, per uno migliore, non decide in fretta quale nuovo posto libero occupare e si ritrova vicino ad una parete cieca, contromano, nel bel mezzo del gruppo nipponico, accanto alla guida, dopo aver rifiutato di sedere accanto alla moglie, perché si trova in uno scomparto a quattro posti. Penso ai comportamenti umani: L’indecisione, l’incapacità di formulare in fretta una scelta, può comportare il conseguimento di un livello di benessere inferiore a quello atteso.
Cambiamo treno a Myrdal dove prendiamo la Flamsbana (The Flam Railways) che collega Myrdal (mt. 866) a Flam (mt. 2). Ha un dislivello di 864 mt ed uno sviluppo di 20,20 km , che viene percorso in 55’ circa, ad una velocità media in discesa di 30 km/h.
La Ferrovia di Flam è una delle ferrovie più ripide su binari normali. La pendenza è di 55/1000 su quasi l’80% della linea. Per fronteggiare la forte pendenza sono previsti ben cinque sistemi di frenatura. In genere il convoglio prevede un locomotore in testa ed uno in coda.
Ogni anno, questa linea ferroviaria unica attrae persone da ogni parte del mondo, facendo della Ferrovia di Flam una delle attrazioni turistiche più spettacolari della Norvegia.
Si tratta infatti di un’opera di ingegneria ferroviaria che non ha uguali in Europa. I tunnel serpeggianti sono prova della migliore ingegneria nella storia delle Ferrovie Norvegesi. Durante l’estate ci sono fino a dieci corse A/R che si riducono a quattro nel periodo invernale.
Nel numero di marzo 2014, la rivista “Lonely Planet Traveller“ ha incluso la Ferrovia di Flam nella lista dei “Più incredibili viaggi in treno al mondo nel 2014” nominandola “Il più bel viaggio in treno al mondo”. Ecco come ne scrive:
“Vista sulla mappa, la Flamsbana può sembrare una modesta linea ferroviaria (…) Ma dal vivo, la sua epica statura diventa chiara: una piccola linea che si insinua coraggiosamente attraverso un paesaggio fatto di cascate roboanti e alte montagne, scendendo dalle distese senza alberi dell’Hardangervidda fino alla bocca di una delle insenature più spettacolari del paese, l’Aurlandsfjord”.
Anche il viaggiatore più smaliziato ne rimane affascinato e vorrebbe tornare indietro per ripetere l’esperienza.
Il treno fa poche brevi fermate. Ad una più lunga, viene consentito ai passeggeri di scendere e di ammirare da vicino una enorme, spumeggiante e rumorosa cascata che rilascia un pulviscolo refrigerante: la Kjosfossen, lunga 305 piedi.
Un altoparlante nascosto lancia una musica monodica ed una figura si staglia fra alcune rovine, compiendo gesti da mimo. Si tratta di “Huldra” la ninfa dei boschi.
norvegia14A Blomheller, dopo 8,4 km, siamo scesi alla quota di 459 mt mentre a Berekvam c’è l’incrocio con il treno in salita. Prima di Hareina un’altra cascata si offre alla vista dei viaggiatori: si tratta della Rjoandefossen, di 140 mt che scende dalle pendici della montagna Vibmenosi. Ricorda la cascata “La Pissa” che si ammira poco dopo Longarone sulla nostra linea Ponte delle Alpi – Calalzo, da pochi giorni riaperta alla circolazione.
Al termine della Valle di Flam si arriva all’omonimo paese, capolinea della ferrovia, posta a poche decine di metri della riva sull’Aurlandfjord, un braccio del Sognefjord, il fiordo più lungo della Norvegia. Da qui si può ritornare a Bergen via mare, come offrono altre tipologie di escursioni turistiche.
Impieghiamo il non molto tempo a disposizione per visitare il museo della Flamsbana, mangiare un boccone, fare shopping ed una breve passeggiata.
Reicontriamo Giovanni e Angela che erano andati a fare una camminata su per la collina, a bordo del ferry, dove troviamo posto a poppa. C’è tanta gente e fa molto caldo. Dopo la partenza inizia la sequenza di immagini dei pendii scoscesi del fiordo, dei kayak che solcano le acque, dell’aliscafo che ci sorpassa, delle cascate che precipitano dall’alto. In particolare, la visione della cascata vista in arrivo a Gudvangen genera bellezza che purtroppo viene incanalata in un condotto sotto il manto stradale prima di sfociare nel fiordo.
Per un caso, Gemma ed io riusciamo a prender posto proprio dietro al guidatore, nel bus che percorre la E16 diretto a Voss. Con la fantasia generata dalla bellezza dei luoghi, Gemma chiama fiordo-prato, una distesa d’erba che fiancheggia la strada.
Ad un certo punto, con nostra sorpresa, il bus gira a destra per imboccare una ripida strada più stretta, forse più panoramica, con una pendenza del 18%. Si passa per il villaggio Stolheim. Numerosi i tornanti da cui si ammirano cascate ribollenti. Diverse possono essere le definizioni di cascata, da queste parti: colonna screziata di marmo, drappo di seta virginale, velo da sposa. Ci sono anche cascate asciutte, segno che il sovrastante nevaio è ormai completamente sciolto. Un applauso sottolinea la fine della discesa, quando riprendiamo la E16 in una località precedente a quella da dove l’avevamo lasciata. Proseguendo il viaggio, la vallata si apre e sembra di essere alla sella di Camporosso, a Tarvisio. Nonostante il pomeriggio inoltrato fa ancora caldo. Alcuni bagnati sono in acqua nel lago di Oppheim. Arrivati a Voss (57 mt, 385,5 km da Oslo e 106,7 km da Bergen), uno spuntino leggero e attesa del treno che ci riporta a Bergen.

Ritorno

(Sabato 19 luglio 2014)

BGO Bergen d. 12,10 Norwegian DY 617 Prenotati posti
OSL Oslo a. 13,05 (non stop)
(Costo euro 227,90 andata 2 pax)

OSL Oslo d. 17,25 KL 1148 Boeing 737-900
AMS Amsterdam a. 19,15 (non stop)

AMS Amsterdam d. 20,50 KL 1645 Embraer 190
FLR Firenze a. 22,45 (non stop)
Durante l’ultimo breakfast in albergo osservo i commensali. Sembrano cavallette affamate che si approvvigionano ai tavoli riccamente preparati. Molti uomini hanno lo stomaco prominente, con la cintura bassa a sorreggere i pantaloni.
Dopo la colazione e la preparazione del bagaglio, ultima passeggiata lungo il molo per ammirare il mare, le navi e gli yacht. La nave Costa Romantica della Costa Crociere, effettua lentamente le operazioni di ormeggio. Forse l’episodio Schettino, con l’inchino all’isola del Giglio, trasformatosi in naufragio, ha insegnato qualcosa.
Il lungo riva nei pressi dell’albergo è tappezzato di stendardi che annunciano la prossima gara – dal 24 al 27 luglio – dei più grandi velieri del mondo. Il motto dell’avvenimento è “Hey ho, let’s go!”
“Never fly on an empty stomach” consiglia Peppa’s Pizza, all’aeroporto di Bergen.
Sonja Henie, figure skater norvegese, è raffigurata sul piano di coda del volo Norwegian da Bergen ad Oslo. Dalla rivista di bordo apprendo che questa compagnia vola anche da Oslo a Pisa e da Bergen a Roma. Inoltre ogni aereo è dedicato ad un personaggio famoso della Scandinavia. Ne ricordo alcuni:

 Anders Celsius, fisico e astronomo svedese
 Karen Blixen, scrittrice e pittrice danese
 Ivo Caprino, regista norvegese di origine paterna italiana
 Greta Garbo, attrice
 Edward Grieg, compositore
 Henrik Ibsen, scrittore
 Helmer Julius Hanssen, navigatore ed esploratore norvegese
 Fridtjof Nansen, esploratore, scienziato e politico norvegese
 Roald Amundsen, esploratore
 Thor Heyerdahl, etnografo

All’aeroporto di Oslo prima ritiriamo il bagaglio e poi lo riconsegnamo per i voli di rientro in patria. Al banco VAT Refund ottengo 120 NOK, presentando alcune ricevute di acquisto beni. Giovanni ed Angela partono per Roma prima di noi. Il loro volo viene annunziato con un’ora di ritardo ed allora, cerchiamo un posto per riposare. Stante l’affollamento ci sediamo in ambienti diversi. Quando Gemma ed io ci avviciniamo al loro gate per controllare la situazione ci accorgiamo che si sono già imbarcati. I saluti di arrivederci sono scambiati via sms.
Dopo qualche tempo anche noi partiamo per Firenze via Amsterdam con KLM.
Stavolta il ritorno è stato tranquillo, tranne che all’imbarco ad Amsterdam, prima di salire sull’aereo, ci hanno cambiato i posti già assegnati, senza spiegazione alcuna.

Post Scriptum

Ogni viaggio comporta, al suo termine, la soluzione di qualche piccolo problema. Nel mio caso i seguenti.
Le banconote NOK avanzate le riporto all’Ufficio di cambio dove le avevo acquistate, ricevendo un controvalore in euro, allo stesso tasso di cambio applicato in sede di acquisto (1 Euro = 7,93 NOK; 1 NOK = 0,1260 Euro).
I punti Alitalia per aver volato con la KLM, una compagnia del gruppo Skyteasm, mi vengono accreditati subito per il viaggio di andata, ma con un certo ritardo quelli relativi al viaggio di ritorno.
Per il volo annullato dell’andata, tramite una semplice telefonata, KLM promette il rimborso, entro qualche settimana, della somma pagata ad Oslo per la prima notte prenotata e non fruita nonché del costo della doppia corsa in taxi da/per l’aeroporto di Peretola.
Con una serie di e-mails, Angela mi tiene informato dello scambio di corrispondenza con la Hertz relativamente alle pretese della stessa compagnia per intercity fee e per upgrading. Ancora è in fase di determinazione l’esatto importo del noleggio della vettura da Narvik a Bodo.
Verificando le spese di soggiorno nei vari alberghi, riscontro che la fattura del soggiorno al Rica Hotel Narvik è di 1245,00 NOK mentre l’addebito sulla carta di credito comunicata da un sms in sede di ceck-in è di 1369,50 NOK. Chiedo chiarimenti all’hotel con una e-mail e mi rispondono che in sede di ceck-in usano prenotare una cifra che è superiore del 10% al costo della camera, quale deposito, e che pertanto l’addebito definitivo sulla carta di credito dovrebbe essere quello della fattura, il che si vedrà dalla lettura dell’estratto conto carta credito.

 

-Fine seconda parte – Prima parte

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