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Viva Las Vegas!

Viva Las Vegas!

Posted by Ivano Marocchi Giu 7, 2016

L’Arrivo

Decisero che il mio primo contatto visivo con Las Vegas dovesse avvenire dopo il tramonto. Non so se avessimo effettivamente deciso di arrivare a Las Vegas a quell’ora o se semplicemente ci muovemmo troppo tardi da Corona, California, dove passammo il giorno del Ringraziamento. Nell’oscurità totale rotta solo dalla luce dei fari della nostra macchina, un cono di luce in lontananza rompeva il buio e si proiettava verso il cielo. Non mi stupì il fatto che nel bel mezzo del deserto il cellulare riuscisse a connettersi a youtube con una velocità impressionante, mi sorprese che al momento dell’ingresso nella città, la nostra amica “locale” avesse scelto come colonna sonora “Viva Las Vegas”, di Elvis Presley.

Vedendola da romano, non so se avrei scelto “Roma Capoccia” al momento di immettermi nel raccordo, ma in quel caso funzionò a meraviglia. Luci, giochi d’acqua e repliche in plastica dei più bei monumenti al mondo mi svegliarono completamente. Il mio fuso orario andò definitivamente perduto nel momento in cui misi piede nel nostro hotel, il Planet Hollywood sulla Strip. Tutti i soffitti erano a volta, ed un complicato sistema di cieli affrescati e luci diffuse facevano si che negli interni di Las Vegas la notte non arrivasse mai. I negozi non avevano orari di chiusura, e sebbene fossero le undici di sera la luce e le persone sedute ai tavolini di quell’ambiente orientaleggiante ricreato alla perfezione lasciavano intendere che fosse l’ora dell’aperitivo. Cedemmo e cominciammo a bere. Ogni stanza era dedicata ad un film famoso, e conteneva una cornice all’interno della quale era conservata una reliquia dal set del film, insieme ad una locandina. Non pagammo poi molto visto che il nostro film vedeva come protagonista il ragazzino di “Mamma ho perso l’aereo”, ma il film in questione non era “Mamma ho perso l’aereo”.

Pure Entertainment

Una volta scesi a giocare, mi resi conto di quanto l’intrattenimento nella città del vizio fosse studiato fino al più piccolo dettaglio. Tutti i migliori casinò sono all’interno degli alberghi, e tutti gli alberghi sono liberamente visitabili. In ogni ambiente nel quale ci fosse anche una sola slot machine, è permesso fumare. Se si occupa un posto ad una macchina o ad un tavolo, indipendentemente da quanto si decida di puntare, in meno di un minuto una cameriera passerà chiedendo cosa si desidera bere, ed ogni bevuta è offerta dal casinò stesso. In tutta la mia permanenza non ho speso nemmeno un dollaro per un cocktail.

Eravamo tre amici, e nei tre giorni di eterno crepuscolo in cui ciondolammo da un’attrazione all’altra, la città non ci concesse un attimo di noia. Ogni casinò era una città nella città. Passando per il Caesars Palace venivi proiettato nell’immagine che gli americani hanno dell’antica Roma, mentre entrando al Venetian era possibile sedere su di una panchina in piazza San Marco (al chiuso) mangiando un gelato davanti ad un canale dove un gondoliere veneziano traghettava placidamente turisti arabi cantando a squarciagola “O’ Sole mio”. Il Bellagio era solamente lusso allo stato puro, più volte al giorno dalla Strip era possibile ammirare i suoi famosissimi giochi d’acqua, mentre il New York-New York era la fedele riproduzione della metropoli della East Coast. C’era la statua della libertà ed il ponte di Brooklyn, ma ci dirigemmo immediatamente sulle montagne russe, e ne valse la pena.

Non riesco ad immaginare come Las Vegas possa essere vissuta dai locali, che per quanto potemmo constatare erano solo dipendenti e addetti ai lavori. Il cibo era più costoso e di qualità più scadente rispetto a quello californiano, fatta eccezione per i ristoranti affermati a livello mondiale, e noti per i prezzi stellari. Inoltre giocare e spendere interamente il proprio stipendio era di una semplicità disarmante, purché si avesse l’età legale per farlo.

Ogni volta che mettemmo piede fuori da un casinò, ci vennero consegnati da degli autorizzatissimi addetti al volantinaggio decine di bigliettini di improbabili prostitute, sole o in coppia, a prezzi inquietantemente bassi. Ovviamente non era nostra intenzione cedere all’invito, ma ci chiedemmo quanti americani scappati dalle loro routine decidessero di utilizzare in quel modo i proventi delle loro vincite. Più di una persona ci disse “Ciò che accade a Las Vegas, resta a Las Vegas”.

I miei amici dissero che novembre era il periodo sbagliato per godersi la città, che nei mesi estivi ospitava centinaia di feste in piscina ogni sera, direttamente sui tetti degli hotel più grandi. Ciò nonostante non rimpiango minimamente la sosta in Nevada all’interno di un viaggio quasi esclusivamente californiano. Las Vegas è un universo a se stante. Colorato, costoso, sessualmente esplicito, alcolico, appariscente, chiassoso e volutamente posto nel bel mezzo del deserto, come per sottolinearne l’unicità.

 

Las Vegas, Eiffel Tower

Las Vegas, Eiffel Tower

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